Più di cento vittime in Iran. È la denuncia di Amnesty International, secondo cui sarebbero almeno 106 le persone uccise in 21 città del Paese negli scontri degli ultimi giorni. E il bilancio definitivo delle vittime potrebbe essere molto più alto, “con alcune notizie che portano il numero degli uccisi fino a 200”. Amnesty International basa le proprie stime su "filmati verificati, testimoni oculari e informazioni raccolte da attivisti fuori dal Paese, che mettono in luce una serie di uccisioni illegali da parte delle forze di sicurezza iraniane". In uno dei filmati, spiega l’organizzazione, è possibile vedere "cecchini che sparano sulla folla dai tetti di edifici e, in un caso, da un elicottero". La gran parte delle manifestazioni era pacifica e solo "un piccolo numero di persone lanciava pietre e dava alle fiamme banche e scuole”. Secondo l'organizzazione, forze di sicurezza hanno trascinato via corpi privi di vita e feriti senza fornire alcuna notizia ai parenti delle vittime. E sempre secondo Amnesty, il perdurante blocco di Internet servirebbe "a creare un black-out dell'informazione sulla brutale repressione".

L’allarme delle Nazioni Unite – "Siamo particolarmente allarmati che l'uso di proiettili veri abbia, presumibilmente, causato un numero significativo di morti in tutto il Paese", ha dichiarato anche il portavoce dell'Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhcr), Rupert Colville. Secondo quanto ha spiegato il portavoce, sebbene il bilancio delle vittime sia difficile da verificare, i media iraniani e altre fonti parlano di "decine di persone che potrebbero essere state uccise".

I leader delle violente proteste verranno impiccati – Sarebbero anche pronte le punizioni. Il quotidiano conservatore Kayhan, vicino alla Guida suprema dell'Iran, ha minacciato di "impiccagione" i leader dei manifestanti, scesi in piazza nel Paese contro il caro benzina, definiti "criminali ingaggiati" dall'esterno. Il quotidiano ha scritto che le autorità giudiziarie emetteranno un verdetto con pena capitale per i leader delle proteste.