Colpita dal coronavirus e quasi uccisa dal covid, dopo settimane di ospedale, tra cui anche un ricovero in terapia intensiva, ha deciso di tornare al lavoro per vaccinare gli altri e proteggerli da quanto lei ha patito. È la storia di una infermiera in pensione, Sue Karolczak, che una volta guarita ha deciso di scendere nuovamente in campo per aiutare i suoi colleghi offrendosi come volontaria per le vaccinazioni anti covid. "Ci sono ragioni per cui non sono morta e quindi se ora posso essere d'aiuto e far parte di questo intero processo, sono davvero felice di farne parte" ha spiegato l'infermiera statunitense ai giornali locali spiegando che è stata spinta dal desiderio di evitare agli altri ciò che è accaduto a lei.

L'infermiera si è ammalata nell'ottobre dello scorso anno, le sue condizioni sono peggiorate progressivamente fino ad aver bisogno di un ventilatore per la respirazione. Sue è rimasta per alcune settimane in un reparto di terapia intensiva sedata prima di riprendersi piano piano riuscendo a uscirne. Dopo le dimissioni per un primo tempo ha dovuto camminare con il respiratore portatile, ora può farne a meno ma deve fare ancora i conti con i postumi del virus tanto che si porta dietro la sua borsa per l'ossigeno nel caso ne avesse bisogno. Eppure quando nella sua zona, nello stato del South Dakota, si è aperta la possibilità di partecipare al campagna vaccinale non ha voluto rinunciare ed è tornata in campo allo Swiftel Center di Brookings accanto alle sue ex colleghe.

"Sono stati piccoli passi ogni volta, arrivare a questo punto non è stato facile spesso ero da sola col mio deambulatore ma sono così fortunata ad essere qui" ha dichiarato la donna, aggiungendo: "Gli attuali vaccini si sono dimostrati efficaci nel prevenire casi gravi e ricoveri. Ecco perché spero che il mio lavoro impedisca a una persona di affrontare quello che ho dovuto affrontare io. Questo è quello che dobbiamo fare tutti"