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1 Dicembre 2010
15:57

Il ruolo dei social media nella lotta contro l’Aids: Fanpage intervista Denis Burke

Fanpage intervista Denis Burke, responsabile Comunicazione e Media di Light For Rights, la campagna 2010 organizzata in collaborazione con UNAIDS per la lotta contro l’AIDS. Abbiamo parlato con lui della trasformazione nel tempo di campagne di sensibilizzazione così importanti e del ruolo chiave che i social media possono avere nella divulgazione dei messaggi ad esse correlati.
A cura di Eleonora D'Amore
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Intervista esclusiva di Fanpage a Denis Burke, responsabile Media e Comunicazioni della World Aids Campaign, da anni schierato nella lotta contro il virus dell'HIV e attivo nella varie forme di divulgazione nazionale.

La Campagna del 2010 si chiama "Light For Rights" ossia "Luce sui diritti" e ha come fine ultimo l'affermazione dei diritti di ogni singola persona sieropositiva, grazie al sostegno visivo di una lampadina alimentata dall'usuale nastro rosso. A riguardo abbiamo ideato una campagna tutta italiana e prettamente "sociale":  Accendi la tua bacheca su Facebook, questa l'esortazione attraverso la quale invitiamo gli utenti a condividere le foto con la suddetta lampadina accompagnate dagli slogan più popolari dal 1983 ad oggi.

La stretta di mano "virtuale" con i colleghi americani ha rappresentato per Fanpage la volontà di eliminare ogni confine geografico e rendere unica la voce di protesta contro questo male che stenta a scomparire. Le domande rivolte a Denis Burke cercheranno di chiarire la posizione dei nuovi media in campagne come questa e la diversità rispetto al passato nella diffusione di un messaggio così importante.

Una posizione a volte scomoda, poichè veicolata dalle persone e non dagli addetti ai lavori, ma allo stesso tempo privilegiata, con tempi e contenuti gestiti dall'interno e non più dall'esterno, dove l'esigenza di informazione viene sopperita dall'intera comunità di utenti e dove il confronto su temi così impegnativi è all'ordine del giorno. Non più singoli individui che leggono un cartellone per strada e ci pensano da soli tornando a casa, ma un mondo nuovo fatto di "profili", di "condivisioni", di "mi piace" e di "commenti", lo specchio di una società che sta cambiando velocemente e che trascina con sè anche il modo di affrontare problematiche collettive di una certa entità. L'AIDS è senza dubbio una di queste e si è inserita a pieno nel dibattito di questa giornata sui social network.

Quali sono le differenze tra la campagna del 2010 e le precedenti?

Ancor prima che la World AIDS Campaign si facesse carico della responsabilità di diffondere questo tema a livello globale, le campagne di solito sono state diffuse con una serie di poster, volantini cartacei e altri materiali distribuiti in tutto il mondo. Nel corso degli anni abbiamo ricevuto reazioni negative dai promotori della campagna in merito all'impatto ecologico di questi materiali. Abbiamo discusso sul fatto che non fosse il caso di utilizzare questo tipo di materiali per ragioni ecologiche, o che, al massimo, fosse lecito farlo solo in occasione della giornata stessa. Inoltre, uno dei fattori più importanti è il seguente: è difficile progettare una campagna per il mondo intero, principalmente a causa della lingue differenti. Perciò quest'anno abbiamo scelto due approcci nuovi. Con i nostri partner Broadway Cares, amfAR e UNAIDS abbiamo promosso la campagna Light for Rights, basata su una serie di eventi. Questa campagna si è dimostrata estremamente popolare, in quanto adattabile ad ogni circostanza. Un'iniziativa che può essere diffusa sia su larga, sia su piccola scala. Una delle nuove iniziative è stata quella di creare un tool che i promotori della campagna possono usare per disegnare i loro poster personalizzati.

In che modo i media possono aiutare la lotta contro l'AIDS?

La connessione tramite social media ha cambiato il modo in cui possiamo comunicare. Guardando più in là, le apps possono essere degli strumenti molto utili. Le persone sono sommerse da informazioni e sebbene noi siamo stati in grado di muoverci rapidamente per costruire la nostra presenza nella rete di contenuti "push", adesso stiamo guardando agli ambienti con contenuti "pull", tramite i quali i nostri partner prendono i nostri contenuti migliori e li rielaborano. Ad ogni modo la tecnologia non è tutto; lavoriamo con alcune delle persone più svantaggiate ed emarginate al mondo. Tutti noi abbiamo bisogno di capire velocemente cosa fare per essere sicuri che la loro voce possa venga ascoltata in misura maggiore e migliore. E ciò significa parlare e partecipare a un livello che sia il più personale possibile.

Come mai avete scelto la lampadina come simbolo della campagna?

La campagna Light for Rights è ispirata al concetto di "Notte senza Luce" ideato da Visual AIDS nel 1990. Abbiamo affievolito la luce per ricordare tutti coloro che sono passati attraverso malattie come l'AIDS e poi riacceso la luce per palesare la luce splendente dei diritti umani.

Ad oggi quali sono le cause maggiori di infezione?

La mancata esecuzione, protezione o completa realizzazione dei diritti umani è probabilmente tra le maggiori cause. Le informazioni più aggiornate di UNAIDS ci dicono che l’epidemia sta infettando quelli che sono ancora soggetti all’emarginazione o alla stigmatizzazione. In tantissime città uomini che fanno sesso con uomini, gente che usa droga, le prostitute, le donne, i ragazzi, tutto ciò che ha a che fare con importanti diritti umani è ostacolato nell'accesso alla prevenzione, ai trattamenti, alle cure e ai servizi di supporto.  Le persone che vivono con l’HIV sono anche spesso emarginate ed escluse dal lavoro, dalla carriera e dalla partecipazione nelle loro comunità, il che è un ulteriore elemento di demotivazione per coloro che dovrebbero fare il test.

In ogni campagna contro l'AIDS si tende a sottolineare l'importanza della prevenzione, ma le persone non sembrano darle così tanto peso. Come mai?

E’ evidente che la possibilità di curarsi è importante quanto la prevenzione. Ciò che sappiamo è che l’accesso limitato alle informazioni essenziali sull’HIV, sui mezzi di prevenzione, sui trattamenti, e sui servizi è presente in molti paesi come risultato di leggi e politiche che sono in netto contrasto con i loro obiettivi riguardo ai diritti umani. Dove i diritti umani sono volti a proteggere le persone che vivono con l’HIV e membri di altri gruppi vulnerabili, ci sono minori infezioni, con  minori richieste per trattamenti antiretrovirali, in aggiunta ad un minor tasso di mortalità. Questo è il motivo per il quale abbiamo incentrato il World Aids Day sui diritti umani.

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