
Partiamo dalla fine.
Ieri Donald Trump ha revocato una legge del 2009 che dice che i gas serra sono la principale causa del cambiamento climatico in atto. Se lo chiedete a un climatologo, probabilmente vi dirà che è come negare che la terra è tonda, o che la neve è fredda.
Eppure Trump l’ha fatto.
Perché se neghi la pericolosità dei gas serra è tana libera per tutti. Per i produttori di auto a benzina o diesel, per chi estrae idrocarburi, per chiunque concorra, con la sua attività, a surriscaldare il pianeta.
Non che servisse quest’ultimo atto, per accorgersi che Trump sia per distacco il più convinto negazionista climatico del pianeta Terra. Ma quel che ha fatto in poco più di un anno per ridurre in macerie ogni tentativo di mitigazione del riscaldamento del Pianeta è semplicemente allucinante.
Nell’ordine: ha ritirato gli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi sul clima, ha cambiato le normative sulle emissioni, ha bloccato i progetti di centrali eoliche offshore, ha ridotto l’agenzia americana per la produzione del clima, l’EPA a una specie di circolo dopolavoro, e ha quasi azzerato i fondi per la ricerca scientifica sul clima.
Il tutto mentre il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, preceduto solo dal 2024 e dal 2023, con un aumento delle temperature di più di mezzo grado nel giro di appena trent’anni, con il record di scioglimento del ghiaccio marino artico, un aumento delle parti di C02 in atmosfera.
È inutile dire che tutto questo non è uno scherzo. Che le scelte che oggi si perdono tra i mille, folli, ordini esecutivi di questa tragicomica presidenza condanneranno probabilmente tutti noi a un futuro di eventi climatici estremi, oceani che sommergono le coste, siccità che distrugge i raccolti, a danni da decine di miliardi a ogni evento climatico estremo, ed esodi biblici per scappare da aree inabitabili del pianeta.
Che tutto questo sia avvenuto nel nome della prosperità è surreale, una follia collettiva che sarà oggetto di studio per gli storici che verranno. Quel che è allo stesso modo certo è che lo zero che stiamo facendo, in Europa, per controbilanciare la follia trumpiana, è allo stesso modo folle.
Di fronte alla più grande sfida del nostro tempo, quella al clima che cambia, anche essere inerti e indifferenti è una grande, grandissima responsabilità.