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Guerra tra Iran, Usa e Israele

Il generale Shirreff: “Nella guerra all’Iran USA arroganti e senza strategia, l’Europa fa bene a starne fuori”

L’intervista di Fanpage.it al generale Richard Shirreff, già Vice Comandante Supremo Alleato in Europa della NATO: “La strategia americana è confusa e rischiosa. Aprire lo Stretto di Hormuz significherebbe sbarcare truppe, e affrontare una guerra infinita”.
Intervista a Sir Richard Shirreff
Vice Comandante Supremo Alleato in Europa (DSACEUR) della NATO dal 2011 al 2014.
A cura di Riccardo Amati
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"L’unica strategia di Trump è bombardare senza pietà. Ridurre l’Iran in macerie. Nessuno scopo militare chiaro", dice il generale Shirreff. "Così rafforza la teocrazia iraniana. Altro che cambiamento di regime". E l’Europa fa bene a tenersi fuori: "Deve trovare una soluzione che non comporti intervento militare". Quella del presidente americano "è una guerra di arroganza". Per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz, "gli USA dovrebbero sbarcare truppe in Iran, rischiando la guerra senza fine". Più probabilmente "Trump dichiarerà vittoria e si ritirerà" e seguirebbero "anni di instabilità nella regione e un’offensiva terroristica globale da parte di un Iran diventato ancora più estremist".

Sir Richard Shirreff è stato Vice Comandante Supremo Alleato in Europa (DSACEUR) della NATO dal 2011 al 2014. Ha guidato l’Allied Rapid Reaction Corps. Trenta anni di carriera militare. Esperto di geopolitica e sicurezza internazionale.

L’intervista per Fanpage.it è stata rivista per chiarezza e brevità. È integrale nei suoi contenuti.

Sir Richard Shirreff.
Sir Richard Shirreff.

Sir Richard, qual è la strategia militare americana nella guerra all’Iran?

"Ma quale strategia? Strategia è disegnare un percorso verso un obiettivo. Ma Trump parla sempre e solo della destinazione, dello stato finale. E anche su questo, sembra una barca senza timone: prima dice di volere la resa incondizionata dell’Iran, poi il cambiamento di regime, infine la distruzione delle capacità nucleari e la distruzione dei missili. Niente però su come arrivarci. L’unica strategia sembra quella di devastare l’Iran senza pietà con bombardamenti infernali. Azione del tutto velleitaria. Senza uno scopo militare definito. Abbiamo un presidente americano che si è imbarcato in una guerra solo perché lo voleva lui. Una guerra di arroganza. Senza alcuna idea chiara di come finirà".

Anche se non ha una strategia militare, Trump avrà motivi politici, per la guerra. Quali?

"Non sono evidenti. Quando dice di volere un nuovo regime a Teheran, indica un fine politico. Certo. Ma non lo otterrà mai bombardando. Anzi, così si aiuta il regime a trincerarsi, e a rafforzarsi. Vuole una “resa incondizionata”? Affermazione pretenziosa: il regime iraniano non si arrenderà mai incondizionatamente.

Vuole distruggere le strutture nucleari? Lo scorso giugno, quando l’America ha bombardato gli impianti nucleari iraniani, ci era stato detto che erano stati devastati. Credo proprio che Washington ci debba qualche informazione più chiara. Fatto sta che gli iraniani hanno in pratica chiuso il Golfo. Stanno stringendo il controllo sullo stretto di Hormuz. Se ci riescono, Trump è nei guai. Rischia un fallimento strategico. Rischia l’umiliazione. Da parte dell’Iran".

Che sviluppi militari prevede, generale?

"È ragionevole assumere – tutte le informazioni open source lo confermano – che la capacità militare iraniana sia stata ridotta in modo drastico, in termini di missili. Ma si tratta soprattutto di fare un’analisi costi-benefici. Hanno ancora molti droni da poche migliaia di dollari. E possono continuare a produrli. Ovvio che li lancino senza sosta su tutti gli stati del Golfo".

Che tipo di guerra è?

"È una classica guerra asimmetrica. Gli iraniani non cercano di eguagliare le forze di America e Israele. Ma trovano modi per annullare i loro svantaggio. E controllando il Golfo, bloccando il traffico e le forniture di petrolio, stanno rendendo gli americani relativamente impotenti".

Un obiettivo chiave per gli americani è l’isola di Kharg, da dove passa quasi tutto il petrolio dell’Iran. Quali sono gli scenari?

"Gli USA hanno attaccato Kharg per distruggere la capacità dell’Iran di esportare petrolio. Guerra economica. E ora pare che la vogliano proprio occupare. Ma qui vedo un problema: l’unico modo per prendere il controllo di Kharg è con una complessa e rischiosa operazione area. Truppe aerotrasportate.

Perché se provi a sbarcare soldati con un’operazione anfibia sulle spiagge di Kharg devi prima attraversare il Golfo, e lo stretto di Hormuz. Con le navi. Devi forzare lo stretto di Hormuz, insomma. Mica facile. E poi, una volta conquistata l’isola, cosa se ne fa? Forse può essere usata come pedina di scambio in una trattativa? O cos’altro? Voglio dire, ancora una volta: qual è la strategia? Non c’è chiarezza".

Quanto durerà la guerra?

"So solo che l’effetto di tutto questo, qualunque cosa accada, durerà anni. Ci sono due opzioni. La prima è che gli americani lancino un’operazione per aprire lo stretto di Hormuz. Significa sbarcare truppe sul suolo iraniano per controllare la costa. Quanto resteranno, poi? Diventerà un’altra guerra infinita. Un nuovo Afghanistan?".

Oddio, speriamo di no. L’altra opzione?

"È molto più leggera, per così dire. E secondo me è quella che Trump sceglierà. Semplicemente, dirà che la guerra è finita e se ne andrà. Dirà di aver vinto. Di aver distrutto le capacità militare iraniane. Missione compiuta.

Ma non ci sarà proprio niente di compiuto. L’Iran resterebbe in macerie, guidato da una teocrazia ancor più radicata ed estremista. Diventerebbe la fonte del terrorismo globale. Attacchi continui contro USA, Europa ed Occidente. Minaccia costante per la stabilità degli Stati del Golfo".

Trump è molto arrabbiato con i partner — forse dire “alleati” è ormai improprio — della NATO perché non intervengono a suo fianco. L’Europa, Italia compresa, gli ha detto di no. Ci sarà ancora una NATO, dopo Trump?

"La NATO è già stata danneggiata in modo forse irreversibile da Trump. Fin da quando il suo vicepresidente JD Vance e il segretario alla Difesa – anzi alla Guerra – Pete Hegseth dissero che l’America non avrebbe più garantito la sicurezza europea.

Da allora, la difesa collettiva è in pericolo. Il presidente poi l'ha minata minacciando l’integrità territoriale di un Paese NATO. Con le sue pretese sulla Groenlandia, territorio danese. La fiducia tra gli alleati e l’America è stata annientata. Dopo che Trump è stato sprezzante e denigratorio verso gli alleati, non dovrebbe sorprendersi che quando li chiama a suo sostegno gli rispondano che questa è una guerra tutta sua, non della NATO. L’ha voluta e se la tiene. Da solo".

E però ora richiama tutti all’ordine. Come se non fosse successo niente.

"Trump è costretto a rivalutare l’importanza dei Paesi europei. Che vorrebbero sì vedere il Golfo riaperto. Ma non è nell’interesse dell’Europa farsi trascinare nella guerra americana in Iran. Ed è esattamente quel che succederebbe se i membri della NATO inviassero navi per aiutare gli USA a forzare lo stretto di Hormuz".

E allora che deve fare l’Europa?

"Il messaggio deve essere del tipo di quello del primo ministro canadese Mark Carney a Davos: gli europei devono unirsi in un’alleanza di potenze medie. Fondata sulla NATO. E trovare un modo per assicurare la riapertura dello stretto di Hormuz senza intervento militare".

E Come?

"La sfida è non entrare in guerra nel Golfo. L’Europa non ha comunque sufficiente capacità militare. Dovrà trovare modi intelligenti per sciogliere un nodo parecchio intricato. Ci vorranno persone molto capaci, per farlo".

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