Secondo i dati ufficiali, in un mese si tratterebbe solo di 42 casi accertati di contagio e tutto è sarebbe controllo ma quanto sta accadendo a Shulan in realtà sta spaventando la Cina molto più di quanto si possa pensare. La paura che la città nella provincia cinese di Jilin, al confine con la Russia, possa trasformarsi in una nuova Wuhan, infatti, è enorme e la conferma non viene solo dalla scelta drastica di un rigido lockdown per gli abitanti ma anche dall'immediata decisione di allestire un ospedale con oltre mille posti letto per malati di Covid-19 a Jilin, a cui si affiancherà un secondo ospedale con 188 posti letto a Shulan, e di avviare tamponi a tappeto di una larghissima fetta di popolazione. A preoccupare però è anche un altro aspetto di questo focolaio su cui si sta ancora indagando: una presunta mutazione del virus e delle sue conseguenze sui pazienti.

Secondo Qiu Haibo, esperto della Commissione sanitaria nazionale cinese, i contagiati di Shulan e quelli di Jilin mostrano sintomi clinici differenti da quelli di Wuhan. In queste zone i pazienti contagiati subiscono solo danni ai polmoni e pochi problemi cardiaci, renali e intestinali. Inoltre ci sono molti più asintomatici e in molti casi i pazienti non hanno la febbre ma soffrono semplicemente di affaticamento o mal di gola. Non solo, si è osservato che questi nuovi casi richiedono anche un periodo più lungo per la trasmissione del virus. Tutti elementi che rendono più difficile contenere il contagio e sembrano portare a una situazione molto più simile a quanto è accaduto in Europa.

In effetti, secondo gli esperti, più che suggerire che il coronavirus stia mutando, questi indicatori potrebbero voler dire che la fonte del focolaio non è quella interna proveniente da Wuhan ma esterna e più precisamente dalla vicina Russia che al momento è uno dei paesi più colpiti dalla pandemia a livello globale. "Il sequenziamento genetico ha mostrato una corrispondenza tra i casi nel nord-est e quelli registrati in Russia", ha affermato lo stesso Qiu. Una notizia che non rassicura affatto Pechino che pensava di aver debellato il virus mostrandosi agli occhi del mondo come la nazione che ha saputo contenere la pandemia. Già prima del lockdown le autorità locali di Shulan avevano imposto chiusura delle scuole e di luoghi di ritrovo oltre al blocco dei trasporti pubblici ma questo pare non sia servito del tutto. Ora tutti i cittadini rimpatriati dalla Russia son monitorati e devono registrarsi per essere sottoposti a test gratuiti.