Un bimba soccorsa dopo un raid aereo nella Siria nord–occidentale (White Helmets)
in foto: Un bimba soccorsa dopo un raid aereo nella Siria nord–occidentale (White Helmets)

“Lasciatemi morire. Non voglio più continuare questa vita”, ripete ai soccorritori un uomo ferito in un raid aereo avvenuto il 12 febbraio a Kafar Ameh, un villaggio a ovest di Aleppo. La disperazione dei siriani ha ormai raggiunto livelli insopportabili. Abbandonati a sé stessi, decine di migliaia di famiglie sentono la morte sempre più vicina. L’offensiva dell’esercito governativo, con la copertura dell’aviazione russa, per riconquistare le aree sotto il controllo degli insorti, ha provocato almeno 1.700 morti negli ultimi nove mesi, secondo quanto ha dichiarato Mark Cutts, vice coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la crisi siriana.

Le bombe non risparmiano centri abitati, ospedali, scuole, mercati e moschee. Per questo sono ormai 900mila le persone in fuga dalle province di Aleppo e Idlib verso il confine con la Turchia. In mezzo alla violenza c'è anche chi cerca di rendere meno traumatica la vita ai proprio figli. Come Abdullah Al-Mohammad, il papà di Salwa, una bimba di 3 anni, che ha inventato un particolare gioco: ogni volta che cade una bomba, la piccola crede che sia un fuoco d'artificio o una pistola giocattolo. E ride. “E’ solo una bambina, non capisce cosa sia la guerra”, ha detto Al-Mohammad a Sky News. “Ho deciso di insegnare a Salwa questo gioco per prevenire il collasso del suo stato psicologico. Cerco di evitare che venga colpita da malattie legate alla paura”.

Per i siriani, tuttavia, se non sono le bombe ad ucciderli, è il freddo pungente di questi giorni che si è portato via la vita di diversi bambini, costretti a vivere in rifugi di fortuna tra i campi di ulivi nel nord-ovest della Siria dove le temperature in questi giorni sono arrivate a 11 gradi sotto zero.

La strage di bambini morti congelati

In fuga dalle città della provincia di Idlib sotto attacco delle truppe di Assad, sono quasi una decina i piccoli morti congelati nelle tende in cui erano costretti a vivere. “Ben sette bambini, tra cui un piccolo di soli sette mesi, sono morti a causa delle temperature gelide e delle terribili condizioni di vita nei campi”, denuncia la Ong Hurras Network, partner di Save the Children ad Idlib. “Due sorelle, di quattro e tre anni, sono morte nella loro tenda bruciate dalle fiamme scaturite da una stufa non sicura – ha dichiarato un operatore umanitario – e la madre incinta ha subito ustioni in tutto il corpo”. “Un ragazzo di 14 anni, che viveva con la sua famiglia di sette persone in una piccola tenda, ha perso la vita congelato”. Hurras Network ha confermato anche la morte di due ragazze di dieci e tre anni, morte per asfissia per il monossido di carbonio sprigionato dalle stufe utilizzate per riscaldarsi.

“Visto il numero sempre maggiore di civili disperati in cerca sicurezza al confine tra Siria e Turchia – ha dichiarato Sonia Khush, direttrice di Save the Children per la Siria – siamo preoccupati che il bilancio delle vittime aumenti, date le condizioni di vita assolutamente disumane in cui si trovano donne e bambini, con temperature sotto lo zero, senza un tetto sopra la testa e senza vestiti caldi”. “Anche quando riescono a trovare una tenda, un po’ di calore e un materasso – ha rimarcato Khush – rischiano di morire asfissiati dalle loro stufe o di finire bruciati nei loro rifugi”.

Aleppo, altri due ospedali colpiti dai raid aerei

Nella mattinata di ieri, 17 febbraio, altri due ospedali sono stati colpiti dai raid aerei attribuiti all’aviazione russa. Le due cliniche si trovavano a Darat Izza, una città a 30 chilometri a nord-ovest di Aleppo. Un missile ha centrato prima l’ospedale al Kenanah, un centro medico supportato da Relief International Organization. L’attacco non ha provocato vittime però la struttura è stata seriamente danneggiata. A mezzogiorno, invece, è toccato all’ospedale al Ferdous. Le bombe hanno distrutto gran parte dell'edificio costringendo il personale medico a sospendere le sue operazioni ed evacuare i pazienti ad altre strutture vicine. Un dottore di guardia al momento dell’attacco è rimasto gravemente ferito. La clinica era supportata da Sams (Syrian American Medical Society), un’organizzazione umanitaria composta da medici siriano-statunitensi.

“Abbiamo perso un certo numero delle nostre strutture, privando di cure salvavita centinaia di migliaia di civili che si trovano in mezzo ai bombardamenti e agli sfollamenti”, ha scritto su Twitter il dottor Hamadeh, presidente di Sams, che ha ricordato come dal 10 febbraio sono ben 8 gli ospedali colpiti nel nord-ovest della Siria.

Nazioni Unite: “Raggiunto un nuovo livello di orrore”

“Nel nord-ovest della Siria è stato raggiunto un nuovo livello di orrore”. È l’ennesima, potente denuncia lanciata da Mark Lowcock, sottosegretario Onu per gli affari umanitari e coordinatore dei soccorsi d'emergenza. Secondo le Nazioni Unite, dall'inizio di dicembre 2019, sono 900mila i siriani che hanno abbandonato le loro case a causa della violenza. Un esodo imparabile composto in prevalenza da donne e bambini. Si stima, infatti, che almeno il 60% degli sfollati siano minorenni. D'accordo con i dati diffusi da Unicef, infatti, tra gli sfollati ci sono almeno mezzo milione di bambini siriani costretti a sopravvivere all'addiaccio, in tende e in altri ripari di fortuna in zone collinari e montagnose prese nella morsa del freddo invernale.

Sara Kayyali, ricercatrice di Human Rights Watch per la Siria, ha confermato che il nord-ovest del Paese mediorientale sta affrontando una “crisi umanitaria senza precedenti”. “Il numero di sfollati – ha dichiarato Kayyali ad Al Jazeera – va al di là delle possibilità degli operatori umanitari”. “Le condizioni delle persone in fuga hanno raggiunto un punto di rottura”, ha detto Mayada Qabalan, psicologa presso l’ospedale di Sarmada, nella provincia di Idlib. “Quello che ho visto con i miei propri occhi è straziante – ha affermato Qabalan – le famiglie stanno dormendo sotto gli alberi senza alcun riparo”. “Il più grande orrore umanitario del 21° secolo potrebbe essere evitato – ha concluso Lowlock – se i membri del Consiglio di Sicurezza (delle Nazioni Unite, ndr) e i Paesi con influenza anteponessero i propri interessi a quelli dell’umanità. L’unica opzione è un cessate-il-fuoco”.