E' salito a 69 morti il bilancio, ancora provvisorio, delle vittime dell'eruzione del Vulcano del Fuego in Guatemala. I feriti sono una ventina, alcuni dei quali versano in gravi condizioni, mentre il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie case è di 3.100. Nel frattempo la fase acuta dell'eruzione è terminata e per questo è stato riaperto l'aeroporto nella capitale: lo scalo era stato chiuso poiché l'attività del  vulcano aveva sparso lapilli e cenere a oltre 4 chilometri di altezza. Stando a quanto riferito dal Coordinamento nazionale per il controllo delle calamità, uno strato di cenere ha ricoperto case e automobili dei vicini villaggi di San Pedro Yepocapa e Sangre de Cristo. Si tratta della seconda eruzione del 2018. Il Vulcano del Fuego è uno dei più attivi dell'America Centrale. Nella zona vivono circa 1,7 milioni di persone.

INGV: "Eruzione simile a quella di Pompei"

 

"Gli effetti dell'eruzione del vulcano del Fuego in Guatemala sono simili a quelli del Vesuvio del 79 d.C: come successe a Pompei, la popolazione è stata investita da una nube di gas, ceneri, lapilli e blocchi di rocce, dalle temperature altissime, superiori ai 700 gradi". Lo ha dichiarato il vulcanologo Piergiorgio Scarlato, dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che ha analizzato sul posto l'attività del vulcano. "L'impatto di questa eruzione sulla popolazione è simile a quella di Pompei, ma in questo caso gli stili eruttivi del vulcano del Fuego e del Vesuvio sono diversi", ha spiegato lo scienziato. Il vulcano del Fuego "ha generato colonne di ceneri e gas alte fino a 3-4 chilometri e flussi piroclastici, cioè una miscela di gas e materiale vulcanico". Il Vesuvio, invece, nell'eruzione del 79 d.C ha generato "una colonna di gas e ceneri alta fino a 20-25 chilometri che collassando su se stessa ha prodotto flussi piroclastici come quelli osservati al Fuego".