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Gli agenti dell’ICE hanno soffocato e ucciso un migrante cubano poi ne hanno simulato il suicidio

L’autopsia eseguita sul corpo di Geraldo Lunas Campos ha rivelato che l’uomo, legalmente residente negli USA, è stato immobilizzato e ucciso da agenti dell’ICE a Camp East Montana, struttura destinata a diventare il più grande centro di detenzione per immigrati degli Stati Uniti.
A cura di Davide Falcioni
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Non è morto suicida, ma soffocato mentre veniva immobilizzato da agenti dell'ICE, la milizia di Trump "anti immigrazione". È questa la conclusione dell’autopsia su Geraldo Lunas Campos, migrante cubano di 55 anni deceduto il 3 gennaio scorso all’interno di un centro di detenzione per stranieri in Texas. Il rapporto medico-legale parla esplicitamente di omicidio e attribuisce la causa della morte a un’asfissia provocata dalla compressione del collo e del torace durante una colluttazione con le guardie.

Lunas Campos si trovava in isolamento a Camp East Montana, una struttura di detenzione temporanea allestita con tende nel deserto, all’interno della base militare di Fort Bliss. Secondo quanto emerge dagli atti, l’uomo sarebbe diventato "non responsivo" mentre veniva fisicamente trattenuto da agenti dell'ICE. Sul corpo sono stati riscontrati segni evidenti di colluttazione: abrasioni al petto e alle ginocchia, emorragie al collo e lesioni compatibili con una pressione prolungata sul corpo.

Un testimone ha raccontato all’Associated Press che Lunas Campos era ammanettato e immobilizzato da almeno cinque guardie; una di loro avrebbe stretto un braccio attorno al suo collo fino a farlo perdere conoscenza. Dettagli che trovano riscontro nel referto dell’ufficio del medico legale della contea di El Paso: presenti anche lesioni sugli occhi e sul collo, minuscole emorragie tipicamente associate a casi di soffocamento.

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Il vice medico legale, Adam Gonzalez, ha indicato come causa del decesso l’asfissia da compressione del collo e del torso. Un patologo forense indipendente, Victor Weedn, ha confermato che il quadro delle lesioni è coerente con una morte per soffocamento durante una contenzione fisica, spiegando che le ferite al collo sono compatibili con la pressione di una mano o di un ginocchio.

La versione ufficiale del governo federale, però, è cambiata più volte. In un primo comunicato, l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) aveva parlato di un detenuto "in difficoltà" trasferito in isolamento, dove il personale medico sarebbe intervenuto con manovre salvavita. Nessun riferimento a uno scontro fisico. Solo in seguito, quando la famiglia è stata informata che la morte poteva essere classificata come omicidio, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha sostenuto che Lunas Campos stesse tentando il suicidio e che le guardie fossero intervenute per impedirglielo. Una ricostruzione che l’autopsia non conferma: nel rapporto non c’è alcun riferimento a un tentativo di togliersi la vita.

Dopo la diffusione del referto definitivo, una portavoce del dipartimento di sicurezza ha ribadito che l’uomo era un immigrato irregolare con precedenti penali, richiamando vecchie condanne risalenti agli anni Duemila. Un elemento che, secondo i legali e i familiari, non ha alcuna rilevanza rispetto alle circostanze della sua morte.

Lunas Campos viveva negli Stati Uniti da oltre vent’anni ed era entrato legalmente nel Paese nel 1996, durante una delle grandi ondate migratorie da Cuba. Era stato arrestato dall’ICE a luglio, a Rochester, nello Stato di New York, e trasferito a settembre a Camp East Montana, tra i primi detenuti della struttura.

Il suo decesso non è un caso isolato. In poco più di un mese, nel campo sono state registrate almeno altre due morti: un migrante guatemalteco deceduto dopo un ricovero ospedaliero e un cittadino nicaraguense morto in quello che l’ICE ha definito un "presunto suicidio". Proprio Camp East Montana è da tempo al centro di polemiche: la struttura, destinata a diventare il più grande centro di detenzione per immigrati degli Stati Uniti, è gestita da una società privata senza precedenti esperienze nel settore carcerario.

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