Baha Abu al-Ata, leader militare della Jihad islamica palestinese, è stato ucciso dalle forze israeliane la scorsa notte nella sua casa di Gaza City. "La sua abitazione è stata attaccata in una operazione congiunta delle nostre forze armate e dei servizi segreti", hanno dichiarato le autorità militari di Tel Aviv. Secondo i media israeliani oltre ad Abu al-Ata è rimasta uccisa anche sua moglie. L'emittente ha aggiunto che la stessa jihad islamica ha confermato il decesso dell'uomo. La risposta dei palestinesi non si è fatta attendere: le sirene d'allarme sono risuonate in tutte le città attorno a Gaza ed è iniziato un fitto lancio di razzi verso Israele. "La nostra reazione farà tremare l'entità sionista", ha dichiarato il leader politico della Jihad islamica, Ziad Nahale, aggiungendo che "Israele ha oltrepassato tutte le linee rosse. Reagiremo con forza".

Dal canto suo il portavoce militare israeliano ha chiarito che l'omicidio di Baha Abu al-Ata non significa che Israele abbia ripreso la politica della ‘esecuzioni mirate' a Gaza. "Abu al-Ata – ha aggiunto – era come una bomba ad orologeria", perché secondo Israele stava progettando nuovi attentati imminenti. La precisazione israeliana sarebbe da interpretare come un messaggio diretto in primo luogo ad Hamas, ossia che Israele è interessato a circoscrivere il confronto con la Jihad islamica.

Subito dopo l’attacco che ha eliminato Abu al Atta, i combattenti del suo gruppo hanno iniziato un fitto lancio di razzi verso Israele, che a sua volta ha ordinato la chiusura di scuole, strade e stazioni ferroviarie. Non è chiaro quale sarà ora la reazione di Hamas, il gruppo politico-militare che controlla la Striscia di Gaza dal 2007. Abu al Atta è stato assassinato in un momento delicato: il governo israeliano è provvisorio, da settimane, dopo due tornate elettorali che non hanno indicato una maggioranza chiara, il premier Benjamin Netanyahu continua a governare ma il suo rivale Benny Gantz sta provando a lavorare a una maggioranza con un altro primo ministro.