video suggerito
video suggerito
Attacco all'Iran di Israele e USA

Frontiere chiuse e medicinali esauriti, Gaza al collasso: “Spesso diamo farmaci non specifici per tamponare”

Riccardo Sartori, operatore di Emergency bloccato nella Striscia, racconta a Fanpage.it l’apocalisse sanitaria: scorte di farmaci esaurite, materiale medico ridotto al 2% degli aiuti e valichi sigillati dopo le tensioni con l’Iran.
0 CONDIVISIONI
Operatori di Emergency a Gaza
Operatori di Emergency a Gaza
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Non sono più i grandi traumi da bombardamento a dominare le corsie, ma il lento e inesorabile collasso di una popolazione stremata. A Gaza, la quotidianità è scandita dal ronzio costante dei droni e da una burocrazia della sopravvivenza che decide chi può ricevere un antibiotico e chi deve restare in attesa. Abbiamo raccolto la testimonianza di un operatore umanitario di Emergency, attualmente bloccato all'interno della Striscia a causa delle recenti tensioni regionali.

“L'impatto per chi entra oggi dal corridoio Philadelphia è brutale. Quella che una volta era la città di Rafah è ora ridotta a un cumulo di macerie. Non c'è più nulla in piedi", racconta a Fanpage.it Riccardo Sartori, infermiere di Emergency, “il 90% della popolazione è sfollato, ammassato in rifugi di fortuna che chiamare tendopoli appare quasi un eufemismo”.

La situazione igienico-sanitaria, spiega l’operatore, è al limite del collasso e sta peggiorando di giorno in giorno: “L'acqua potabile disponibile è ben al di sotto degli standard minimi ONU. La popolazione convive con tonnellate di detriti e spazzatura non raccolta e l’energia elettrica è inesistente, se non per chi possiede pannelli solari o generatori di emergenza, i cui pezzi di ricambio sono spesso bloccati al confine perché considerati di possibile ‘duplice utilizzo' dalle autorità israeliane".

Il dato più allarmante riguarda l'assistenza medica, il materiale sanitario rappresenta solo il 2% del totale degli aiuti umanitari che entrano nella Striscia. Mentre il materiale commerciale ha ripreso timidamente a circolare dopo un'iniziale chiusura di tutti i valichi e il panico scatenato sabato mattina dall’attacco statunitense e israeliano sull'Iran, i beni medici continuano a non entrare.

Riccardo Sartori, medico di Emergency.
Riccardo Sartori, medico di Emergency.

Nonostante la clinica di Emergency ad Al-Karara (governatorato di Khan Yunis) e quella di Al-Mawasi operino ancora, le scorte di medicinali sono agli sgoccioli.

"Oggi abbiamo finito gli antidolorifici. Restano poche scatole di ibuprofene, niente paracetamolo. Per le malattie croniche come il Parkinson o le patologie cardiovascolari, dobbiamo scegliere quale medicina dare al paziente, perché non le abbiamo tutte. Spesso somministriamo farmaci non specifici solo per tamponare l'emergenza”, continua l’infermiere.

Il sistema sanitario di Gaza sta scivolando verso una fase di "acutizzazione cronica": malattie che sarebbero gestibili diventano fatali per mancanza di cure costanti, igiene e nutrizione. In questo scenario, anche le promesse di evacuazione medica attraverso il valico di Rafah rimangono disattese. Il passaggio di frontiera con l'Egitto è stato sigillato dall’inizio dell’offensiva israeliana e statunitense sull’Iran, e lo Stato Ebraico non sembra intenzionato a riaprilo in tempi brevi. Delle 150 evacuazioni giornaliere promesse, i numeri reali parlano di appena 300 pazienti effettivi riusciti a uscire in poco più di un mese. Da sabato, però, non esce più nessuno.

L'attacco iraniano e la successiva risposta su Israele e gli Emirati hanno proiettato un'ombra di ulteriore incertezza sulla Striscia di Gaza. Sebbene il valico di Kerem Shalom abbia riaperto ieri per qualche ora, scongiurando per ora una nuova carestia, la sicurezza alimentare  e medica nella Striscia resta un miraggio.

"Dall'inizio delle ostilità con l'Iran, abbiamo sentito meno esplosioni ravvicinate, ma è aumentato il sorvolo dei jet da combattimento", spiega ancora Sartori bloccato dentro la Striscia. Il vero paradosso, infatti, riguarda gli operatori internazionali: circa un centinaio di cooperanti sono attualmente bloccati all'interno di Gaza, tra loro cinque operatori italiani che sono lì con Emergency. "Sarei dovuto uscire stamattina", conclude Sartori, "invece la rotazione prevista per gli internazionali è stata cancellata perché il COGAT (il coordinamento israeliano per le attività all'interno dei territori palestinesi occupati) non dà garanzie di sicurezza". Anche l'evacuazione del personale internazionale da Gaza resta, quindi, sospesa fino alla fine delle ostilità con l'Iran.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views