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Francia e Turchia ai ferri corti: due nazioni divise da un genocidio

La Francia approva una legge che punisce col carcere chi nega il genocidio armeno. Il premier turcho Erdogan richiama l’ambasciatore e invita Parigi a «riconsiderare il suo sporco e sanguinoso passato coloniale».
A cura di Biagio Chiariello
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parigi approva una legge che punisce col carcere chi nega il genocidio armeno

Francia e Turchia sono ai ferri corti. Ieri, il Parlamento transalpino ha approvato una legge che sanziona la negazione del genocidio degli armeni (si stimano fino a un milione e mezzo di morti), avvenuto per mano dell'Impero Ottomano tra il 1914 e il 1916. Un triste avvenimento che gli studenti di mezzo mondo imparano anche sui libri di scuola, ma che da Ankara continuano ancora a rigettare furiosamente ogniqualvolta se ne parli. «La decisione francese apre una ferita irreparabile nelle relazioni tra i due Paesi e avrà conseguenze devastanti sul piano economico, politico e culturale» hanno fatto sapere il premier turcho Recep Tayyip Erdogan, che all'esito del voto dell'Assemblea nazionale francese, ha reagito imponendo la revisione delle relazioni diplomatiche, la sospensione della cooperazione militare e il richiamo dell'ambasciatore dal Parigi.

Le tensioni diplomatiche tra le due nazioni si faranno ancora più aspre quando arriverà il voto definitivo del Senato che farà porterà a diventare legge la decisione del Parlamento francese che equipara l'onta ottomana all'Olocausto. Chi nega il genocidio armeno pubblicamente sarà punito con un anno di reclusione e 45mila euro di ammenda.

Erdogan ha poi contraccambiato, invitando la Francia a «riconsiderare il suo sporco e sanguinoso passato coloniale prima di emettere sentenze». Il riferimento è al fatto che Parigi si è macchiata di uno stesso crimine contro l'umanità per il quale legifera sui fatti storici : il genocidio durante il periodo coloniale in Algeria.

Francia – Turchia, strategie politiche a confronto

La Turchia riconosce fino a 500mila vittime, morte nei combattimenti e non certo per una volontà di sterminio su base etnica. La Francia aveva già convenuto, nel 2001, sull’esistenza di un sterminio in massa di armeni tra il 1914 e il 1916. Diatribe storiche che sconfinano nella mera politica, se si considera che in Francia dimorano circa 500 mila cittadini di origine armena e che tra quattro mesi si terranno le elezioni presidenziali alle quali Nicolas Sarkozy è intenzionato a ripresentarsi più forte che mai.

Dall'altra parte va considerato come la politica estera di una nazione che prima o poi entrerà a far parte della Comunità europea, si muova negli ultimi tempi tra troppi equilibrismi, tra l'intenzione di mantenere buoni rapporti con le guerrafondaie Iran e Siria e quella di riallacciare i rapporti con Israele ad un anno dalla spaccatura diplomatica a seguita all’uccisione di nove attivisti della nave Mavi Marmara diretta a Gaza .

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