Esercito israeliano vieta conferenza stampa a Ong in Cisgiordania: giornalisti identificati, cameraman picchiato

Curva dopo curva il villaggio di Kafr Ni'ma appare come incastonato tra le rocce. Il bianco si alterna al verde degli ulivi nella natura immacolata della Cisgiordania occupata.
Chiediamo informazioni per raggiungere il “villaggio dei giovani”, un centro poco distante da Kafr Ni'ma, dove siamo stati invitati dal Sharek Youth Forum, l'Ong giovanile che l'ha ideato.
Un piccolo ponte, poi un cartello indica l'entrata del “Youth Village”, accanto c'è la bandiera dell'Unione Europea che dal 2017 collabora con questo centro. Qualche metro più avanti vetri rotti, sedie rovesciate e porte spaccate, il centro è deserto.
Ci vuole poco a capire che qualcosa non va, ci troviamo in quella che da poche ore è diventata una “zona militare chiusa” dove, quindi, da un momento all'altro i soldati potrebbero sparare.

Sono le 13, i giornalisti si sono riuniti qui circa due ore fa per la conferenza stampa dello Sherek Youth Forum ma la conferenza non si è mai tenuta. Mentre i primi colleghi arrivavano in loco, infatti, i militari israeliani hanno dichiarato la zona in cui ci troviamo una zona militare, nonostante questa sia quasi interamente in zona B, quindi sotto il controllo amministrativo palestinese.
“Sono arrivato prima di tutti gli altri”, racconta a Fanpage.it Baseel Al Malki, cameraman della TV nazionale palestinese, ”sono arrivato qui con la macchina aziendale e il mio team – giornalista e assistente – quando improvvisamente abbiamo visto alcune macchine. Abbiamo subito capito che si trattava di soldati, ci hanno fermati, fatti sedere a terra e hanno iniziato ad interrogarci. Improvvisamente è arrivata un'altra macchina e a quel punto abbiamo sentito lo sparo di un proiettile verso di noi. Il soldato che stava interrogando me ha iniziato a trattarmi molto male, mi ha picchiato sulla testa, hanno rotto il vetro del terrazzo e hanno fatto un giro per vedere se c'era qualcuno altro”.
Baseel e la sua troupe sono fuggiti immediatamente, mentre il resto dei giornalisti invitati alla conferenza stampa deve ancora arrivare.
“Ho saputo quanto era successo al collega della TV palestinese”, ci spiega Amira Ass, giornalista del quotidiano israeliano Hareez, “così ho comunicato con i soldati dopo aver chiesto l'autorizzazione all’Ong e mi sono assicurata che nessuno ci avrebbe sparato. Ma quando siamo arrivati c'erano due coloni armati e mascherati".
La conferenza non fa in tempo ad iniziare che irrompono nella stanza i soldati israeliani.

“Sono entrati dove stavamo facendo la conferenza e hanno dichiarato quell'area un'area militare, chiusa per 24 ore. Eravamo circa trenta persone, alcuni giornalisti dalla Germania, Giordania, Dubai, Palestina e Israele. I soldati hanno diviso donne e uomini e li hanno chiusi in due stanze diverse. Hanno chiesto i documenti e fatto le foto dei documenti dei giornalisti e di alcuni dei loro volti. Hanno minacciato i giornalisti di non fare foto o video e di andarsene o li avrebbero arrestati”, racconta, invece, Ratebeh Natsheh presidente del Sherek Youth Forum.
I soldati, tuttavia, non hanno mostrato alcun ordine militare per legittimare il divieto di accesso e lo svolgimento di attività civili quando gli è stato chiesto.
Da 15 anni lo Youth Center è uno spazio dedicato ai giovani di tutta la Cisgiordania, più di 5000 giovani frequentano questo luogo ogni anno. È nato dal desiderio di un gruppo di giovani palestinesi appena laureati in ingegneria che hanno deciso di costruire questo spazio con materiale riciclato per svolgere principalmente attività di volontariato, artistiche e di cucina. C'è una guest house e un ostello per le donne. Prima del 7 ottobre 2023 qui venivano anche ragazzi da Gaza, e dentro la Striscia la stessa Ong aveva costruito un centro simile. Che, adesso, è ridotto in macerie.
Nel 2019 è sorto un nuovo insediamento coloniale proprio sopra il Youth Village, da allora si susseguono sempre più violenti gli attacchi dei coloni e le incursioni dell'esercito. Lo scorso agosto 5 membri del team del Sharek Youth Forum sono stati arbitrariamente arrestati.
Oggi ci avrebbero dovuto spiegare tutto questo ma nonostante “Sherek” in arabo significhi partecipare, qui tutto si può fare tranne che partecipare a qualcosa. Come a noi stessi è stato impedito di partecipare alla conferenza stampa, ai ragazzi e alle ragazze che frequentano questo spazio viene impedito ogni giorno di continuare le loro attività.
“Abbiamo bisogno di questo luogo per alimentare la nostra creatività”, conclude Ratebeh Natsheh, “usiamo la natura intorno per aprire le nostre menti ma loro (l'occupazione israeliana) non vogliono che nessuno ci veda come persone creative, persone a cui piace vivere, ci vogliono mostrare al mondo solo come animali”.