L'Interpol ha emesso un "avviso rosso", cioè un mandato di cattura di allerta massima, nei confronti di Vorayuth "Boss" Yoovidhya, 35enne erede di origine thailandese della Red Bull. La vicenda che lo vede protagonista ha fatto il giro del mondo, diventando simbolo, nel paese del Sud Est asiatico, di soprusi giudiziari e di corruzione. La decisione dell'Interpol, in realtà, l'ultimo episodio di una saga che lo vede protagonista da ben 8 anni, quando cioè Boss, nipote del cofondatore del colosso che produce l'omonima bevanda energetica, sotto l'effetto di alcol e droghe, ha travolto e ucciso il poliziotto 47enne Wichian Klanprasert con la sua elegante Ferrari grigio piombo di ritorno da una festa, senza neanche prestare soccorso.

Assolto lo scorso luglio, dal 2012 è a piede libero. Non solo. Da quando si è verificato l'incidente, il 35enne va a feste, spettacoli e gare automobilistiche, condividendo il tutto sui propri canali social come se nulla fosse mai successo. Tuttavia, dopo l'assoluzione, avvenuta perché le accuse contro di lui erano state ritirate, è ora di nuovo indagato perché, dopo una mobilitazione pubblica che in Thailandia ha pochi precedenti, la procura ha riaperto le indagini il mese scorso con l'accusa di "guida spericolata con vittima" e "uso di cocaina". Manifestanti sono scesi in piazza contro il governo che gode di strette alleanze con le famiglie miliardarie del Paese, tra cui proprio quella dei Yoovidhya. Motivo per cui è scesa in campo anche l'Interpol che ha sottolineato: "Dobbiamo fare tutto il possibile per riportarlo in Thailandia – come ha comunicato un portavoce della Polizia – perché il suo reato è molto grave. Abbiamo passato l'avviso ai 194 paesi membri chiedendo il loro aiuto". Anche perché al momento non si sa dove il rampollo della facoltosa famiglia sia finito.

Dopo l'incidente, infatti, mentre in un primo momento disse che guidava il suo tuttofare, che aveva accettato di prendersi la colpa, ritrattò, e fu accusato anche di "falsa testimonianza", per almeno otto volte Boss non si presentò alla polizia con pretesti vari. Poi nel 2017 fuggì dalla Thailandia a bordo di un jet privato due giorni prima che venisse spiccato un mandato d’arresto internazionale, analogo a quello emanato ora. Ma da allora è scomparso nel nulla. L'ultima volta è stato visto in Canada, ma le autorità locali hanno negato.