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Emergency, diciotto anni contro la guerra senza armi né bandiere

Dal 1994 ad oggi, l’associazione fondata da Gino Strada e Teresa Sarti ha portato ospedali, unità di primo soccorso, centri chirurgici e di riabilitazione in sedici paesi martoriati dalla guerra e dalla povertà. Proclamando il “diritto ad essere curato” come “fondamentale ed inalienabile” per ciascun essere umano.
A cura di Nadia Vitali
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Solidarietà, conforto, cure e sollievo, laddove sia possibile: con questo pesante bagaglio, i volontari di Emergency partono dal 1994 alla volta di territori straziati dalla guerra, devastati dalla povertà, distrutti dal dolore. Una missione di pace senza armi e senza bandiere, che accomuna quanti prestano servizio per un'associazione che, in diciotto anni, ha portato aiuto a centinaia di migliaia di persone, promuovendo campagne di sensibilizzazione per la messa a bando delle mine antiuomo, per la difesa del diritto di accesso alle cure per tutti, inclusi i cittadini immigrati privi di documenti che si recano in strutture ospedaliere pubbliche, e contro quelle guerre di cui il mondo occidentale si è macchiato, mascherandosi dietro un'altra «missione di pace»: quella che imbraccia le armi laddove c'è bisogno di aiuti, quella che dopo dieci anni non ha abbandonato l'Afghanistan né ha posto fine agli scontri in Iraq.

Nata il 15 maggio del 1994 a Milano, fondata da Gino Strada e dalla moglie Teresa Sarti, assieme a Carlo Garbagnati, Emergency ha portato avanti senza sosta diciotto anni di pacifiche battaglie con interventi in sedici Paesi, tra gli ultimi e dimenticati, garantendo cure a chiunque, senza distinguere tra "amici e nemici", "vittime e carnefici". 4 668 900 persone (dati al 2011), di cui una su tre era un bambino, dalla Cambogia alla Sierra Leone, dal Sudan alla Repubblica Centrafricana, dove sono sorti ospedali ed unità di pronto soccorso, centri chirurgici e di riabilitazione, oltre che per le madri e per l'infanzia, e dove, su richiesta e sollecitazione di autorità ed organizzazioni locali, sono state ristrutturate o equipaggiate strutture sanitarie già presenti. Rispondendo a quelli che sono i bisogni di aree poverissime del pianeta, Emergency ha, nel corso degli anni, ampliato il raggio delle proprie attività; da una parte contribuendo a fondare istituti per l'assistenza ed il reintegro sociale di prigionieri e vittime di guerra, dall'altra estendendo i propri aiuti non solo alla chirurgia di guerra, ma anche alla cura di malattie ancora diffuse quali la poliomielite e la malaria, fino all'assistenza di base che, in molti Paesi, è ancora un miraggio.

Cosa augurare ad Emergency oggi, in occasione del raggiungimento della maggiore età? Che quella idea «un po' folle» possa continuare a portare il proprio messaggio di pace e solidarietà in un mondo folle davvero, con l'auspicio che è lo stesso dal 15 maggio del 1994: «diventare inutile»: con queste parole Gino Strada sul numero di maggio di E, il mensile di Emergency, spegne le diciotto candeline di un'associazione che, nel tempo, non ha temuto la guerra, le mine, la disperazione e le critiche che piovono immancabilmente sempre e dovunque. Come quella, la più frequente forse, di non mantenere un atteggiamento di imparzialità in materia di politica estera, in particolar modo con le iniziative volte a cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle invasioni di Afghanistan ed Iraq: e forse, in un certo senso, questa affermazione potrebbe essere vera.

Forse, se si intende per "neutralità" il significato più vuoto che si può attribuire al termine che confina quasi con l'ignavia (in nome di un ricorrente maltrattamento della lingua italiana), se ci si aspetta il silenzio dinanzi all'orrore della guerra, alla pietà dell'abbandono, al massacro delle mine antiuomo, se si pretende che chi ha curato e ricucito i corpi di bambini ridotti a pezzi dalle armi di chi gioca alla guerra non parli, forse in quel senso non si avrà mai la neutralità. Cosa ben diversa è scegliere di attribuire alla "neutralità" il suo reale valore, quello di decisione di non impegnarsi con nessuna delle parti belligeranti, come i volontari di Emergency fanno da diciotto anni a questa parte, offrendo al contempo soccorso e cure a chiunque lo richieda, portando un soffio di flebile speranza e la forza implacabile dei diritti tra la gente più dimenticata. Perché, chi è sui luoghi della guerra lo sa, tra i contendenti che si ammazzano, sono sempre gli innocenti, con i bambini in prima linea, a pagare per tutti: e non si può cercare altro che ferma condanna di questo, certamente non una presunta "neutralità". E, dunque, ancora tanti auguri ad Emergency, con la consapevolezza che centinaia di migliaia di persone hanno ancora bisogno del suo sostegno e con la speranza che, un giorno, quella cultura che promuove  di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani, possa appartenerci davvero, in ogni angolo del pianeta, rendendo «inutile» il lavoro dei suoi volontari.

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