
Meglio non abituarsi alla nuova normalità, e mettere in fila i fatti, perché quel che sta succedendo dalle parti della Casa Bianca è semplicemente assurdo.
Solo ieri Donald Trump si è nominato presidente ad interim del Venezuela, gettando la maschera su quella che è stata, nei fatti, più un’operazione di conquista imperiale che la liberazione di un popolo. Un’auto-incoronazione che arriva a due giorni di distanza dall’intervista in cui il presidente della Colombia Gustavo Preto ha dichiarato che stava per fare la stessa fine dell'ormai ex omologo venezuelano Nicolas Maduro, e che si è salvato con una telefonata: “Qualsiasi presidente al mondo può essere rimosso se non si allinea a determinati interessi”, ha dichiarato.
Nelle stesse ore, l’FBI ha aperto un’indagine contro Jerome Powell, il presidente della Federal Reserve, la banca centrale americana. Ufficialmente, si tratta di un’indagine sulla ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede della banca centrale a Washington. Nei fatti, è lo stesso presidente della Fed a metterlo sul tavolo, si tratta dell’ultima ritorsione contro il capo di un’istituzione indipendente che si rifiuta di tagliare i tassi d’interesse come desidera il presidente.
Nel frattempo, già che c’era, ha detto che gli Stati Uniti prenderanno la Groenlandia, “in un modo o nell’altro”, non ha escluso la possibilità di un attacco all’Iran e ha scritto su Truth, il suo social network, che se la Corte Suprema boccerà i suoi dazi, gli Usa dovranno pagare migliaia di miliardi di dollari e saranno “fottuti”. Così, giusto per non mettere pressione a un altro organismo (teoricamente) indipendente.
Forse nemmeno servirebbe commentare, questa ennesima giornata di ordinaria follia del presidente americano, che segue altre folli e orribili giornate, come quella dell’omicidio – orgogliosamente rivendicato – di Renee Nicole Good. Forse basterebbe lasciar parlare i fatti, e basta.
Il problema è che non commenta quasi nessuno, non si indigna quasi nessuno, soprattutto nell'Occidente sedicente democratico. Per un Emmanuel Macron che ha un sussulto di coraggio nel dire che gli Stati Uniti “si stanno liberando dalle norme internazionali”, o per una dichiarazione congiunta di Spagna, Brasile, Cile, Colombia, Messico e Uruguay contro il blitz militare in Venezuela, c’è una Giorgia Meloni che fa spallucce dicendo in conferenza stampa che “a volte” non è d’accordo con tutto quel che dice il presidente Trump, ma che, quando accade – bontà sua – glielo dice di persona. E una Ursula von der Leyen che non sa/non risponde.
Tutto questo silenzio, tutta questa acquiescenza con qualche flebile distinguo, dice una cosa sola: che Trump è il padrone del mondo, che può fare quel che vuole e che loro glielo lasceranno fare, senza colpo ferire. Basta che siano consapevoli che tutto quel che The Donald sta facendo alle istituzioni americane arriverà presto pure qua, tale e quale. E che quel che sta facendo fuori dai confini americani, lo faranno con gli interessi Russia, Cina, Israele e qualunque altro Paese che ha qualsivoglia velleità di giocare a fare la grande potenza regionale.
Contenti loro, contenti noi, contenti tutti.
L’assordante silenzio di queste ore vuol dire solo e soltanto questo.