Dal sisma alla guerra, il dramma dei civili afghani: “Le donne in fuga rischiano ogni tipo di violenza”

Mentre il mondo intero tiene gli occhi puntati sul Medio Oriente, prosegue quasi sotto traccia il conflitto tra Pakistan e Afghanistan scoppiato poche ore prima dell'attacco all'Iran di Stati Uniti e Israele.
Come avviene purtroppo nei tanti scenari di guerra, a subire le conseguenze peggiori sono i civili, soprattutto nelle zone già duramente colpite dal terremoto del settembre 2025.
Il 27 febbraio scorso Islamabad ha bombardato diverse zone dell'Afghanistan, dichiarando guerra aperta per la distruzione del leader supremo del Paese.
"Il Pakistan accusa i talebani afghani di concedere a un gruppo terroristico che si chiama TTP (i Tehrik-i-Taliban Pakistan, ndr) il territorio per organizzare addestramenti e attentati", spiega a Fanpage.it Luca Lo Presti, presidente della Fondazione Pangea Onlus che dal 2003 opera in Afghanistan.

I talebani afghani, che in un primo momento avevano dichiarato di voler contrastare il TTP, hanno cambiato idea e le tensioni con il Pakistan sono scoppiate, anche nelle zone che nel settembre 2025 sono state colpite da un violento terremoto che ha causato centinaia di morti e costretto le persone a lasciare le proprie case.
"Nelle zone colpite dal terremoto dello scorso settembre al confine con il Pakistan, dove noi abbiamo lavorato tanti con fondi della cooperazione e fondi privati, avevamo strutturato dei campi di raccolta, dato servizi e creato strutture sanitarie di intervento per la popolazione, facendo accordi molto complessi", ci racconta ancora Lo Presti.
"In più, la situazione era drammatica per le donne, non le tiravano fuori dalle macerie perché gli uomini non potevano toccarle. Siamo riusciti a fare dei passi avanti importantissimi, ma ora tutte quelle zone sono sotto attacco e in tutto questo scenario sta morendo tantissima gente". Molte vittime sono donne e bambini.

"Le persone che già erano rimaste sfollate a causa del terremoto stanno scappando di nuovo da una guerra che li colpisce senza che ne conoscano i motivi. Stiamo cercando di raccogliere fonti per riuscire a riportarli nei loro villaggi di origine distrutti dal terremoto e portare assistenza lì, costruendo strutture primarie", prosegue il presidente di Pangea.
Il Pakistan dichiara di bombardare solo postazioni strategiche, ma nelle zone del Kunar e di Nangarhar colpiscono la popolazione. "Tre giorni fa ero al telefono con i miei colleghi che stavano cercando di fare interviste alle donne per capire dove stavano andando e in che situazione stavano vivendo e ho sentito cadere delle bombe".
"Mi hanno mandato subito fotografie di persone morte in quell'istante. Colpiscono la popolazione civile senza un motivo, lanci di mortai sulla gente che scappa. Quello internazionale l'abbiamo ormai calpestato, ma stiamo perdendo di vista anche il diritto all'umanità perché ora stanno sparando a persone che hanno già perso tutto".
In questo contesto, le più colpite sono ancora una volta le donne che in Afghanistan da sempre vedono violati i loro diritti. "La differenza ora, con i talebani, è che tutto ciò che prima era consuetudine orale ora è scritto, quindi è legge. Non che prima in Afghanistan non succedesse, ma oggi le donne non hanno nessuna possibilità di rivalsa", spiega Lo Presti.
"Le donne, in ogni situazione di crisi e in ogni parte del mondo, sono quelle che hanno più paura, le persone più vulnerabili. Quando le donne sono inserite in un campo profughi, per esempio, sono vittime di ogni tipo di violenza, botte e stupri".
"In questa situazione di guerra e di fuga sono saltate tutte le regole, hanno come unica protezione il burqa perché, e l'ho sentito dire da loro, preferiscono essere nascoste integralmente, essere invisibili, piuttosto che rischiare di venire picchiate, violentate o uccise".