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Cuba in ginocchio, blackout e crisi sanitaria: “Perché si rischia l’estinzione naturale del regime”

L’intervista di Fanpage.it a Massimo De Giuseppe, docente di Storia Contemporanea all’Università IULM, sulla crisi a Cuba: “Situazione complessa peggiorata da quanto successo in Venezuela e in Messico negli ultimi mesi. Trump? Per lui l’isola non è una priorità. L’interesse è tutto di Marco Rubio”.
Intervista a Prof. Massimo De Giuseppe
docente di Storia Contemporanea Università IULM.
A cura di Ida Artiaco
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"A Cuba c'è una situazione complessa che potrebbe peggiorare dopo quello che è successo nelle ultime ore in Messico dopo la morte del re dei narcos El Mencho. Non credo che al momento l'isola sia una priorità per Trump, quanto per il segretario di Stato Marco Rubio, che appartiene a quel mondo di esiliati cubani che naturalmente ha mantenuto una relazione complessa con la storia del Paese".

Così Massimo De Giuseppe, docente di Storia contemporanea all'Università IULM di Milano, ha spiegato a Fanpage.it cosa sta succedendo a Cuba, dove un blocco energetico che va avanti da giorni sta mettendo in ginocchio il sistema sanitario, e cosa c'entrano gli Stati Uniti di Donald Trump con una situazione che rischia di diventare esplosiva.

Quale la situazione a Cuba?

"Sicuramente è una situazione complessa già da qualche anno, però è peggiorata radicalmente dall'inizio dell'anno in seguito a quanto successo in Venezuela, con il rovesciamento e l'arresto di Nicolas Maduro, perché il nuovo governo, pur essendo rimasto fondamentalmente legato al vecchio sistema di Maduro, si è subito adeguato alla richiesta statunitense di sospendere gli aiuti nei confronti di Cuba.

Da solo il Venezuela forniva più del 65% del greggio e del gas naturale utilizzato a Cuba, quindi fondamentalmente teneva in piedi da solo il sistema economico cubano, poi c'erano altre fonti che arrivavano in modo molto più limitato dalla Russia e dal Messico, circa il 20% del greggio cubano. Di fatto, pur in una situazione di contenimento e di austerity, il post chavismo bolivarista aveva tenuto in piedi energeticamente l'isola.

La svolta che è stata imposta dall'amministrazione Trump – e nello specifico anche con una forte spinta da parte del segretario di Stato Marco Rubio – è quella di accrescere l'isolamento, di mettere quindi in difficoltà il regime post-castrista. E qui si aprono tante incognite, perché il Messico inizialmente ha provato a mantenere la propria quota di fornitura, per quanto limitata, ma di fronte a un irrigidimento statunitense ha preferito non forzare la mano, e quindi non sono più state inviate petroliere con greggio. Si è limitato a delle azioni simboliche, ad esempio ha fatto salpare alcune navi con aiuti umanitari. Ora di fatto arriva una quota molto contenuta di greggio iraniano-russo ma che non può soddisfare la domanda dell'isola".

Si può parlare di crisi umanitaria per Cuba?

"I cubani ufficialmente non parlano di crisi umanitaria. Ma ci sono sono due grandi questioni. Una è appunto quella delle difficoltà che vengono evidenziate anche da alcune testimonianze, che riescono a uscire fuori dai confini dell'isola nonostante Cuba abbia un meccanismo abbastanza censorio di controllo delle reti sociali, che mostrano una situazione soprattutto negli ospedali molto preoccupante.

È stata avviata una piccola rete di solidarietà latino-americana, soprattutto in Messico, però sicuramente la situazione cubana è molto complessa. C'è poi tutta la partita politico-diplomatica che ovviamente si sposta su altri scenari. Il tentativo della presidentessa messicana Claudia Sheinbaum in queste settimane era stato quello di provare a ritagliare per Città del Messico uno spazio di mediazione, come quello che aveva avuto anche durante la Guerra Fredda e sin dall'inizio dell'embargo negli anni Sessanta.

La partita però resta complicata perché Città del Messico deve riuscire a muoversi tra il rapporto fondamentale con gli Stati Uniti, che è un rapporto intrecciato, e qualche piccolo spazio di movimento nei confronti di Cuba. Ma dopo il caos scoppiato a seguito della morte di El Mencho ha sicuramente altre priorità a cui guardare".

Quale è il ruolo degli USA in tutto questo? Quale l'obiettivo di Trump nell'isolare Cuba?

"Io non credo che Cuba sia una priorità per Trump, più che altro è di grande interesse per Marco Rubio, che appartiene a quel mondo di esiliati cubani che naturalmente ha mantenuto una relazione complessa con la storia dell'isola.

Ma quello che è successo è che fondamentalmente Cuba nel corso della Guerra Fredda nel bene o nel male, oltre a un potere di mobilitazione, aveva una un valore simbolico molto forte, che oggi ha perso. Questo tutto sommato la rende anche meno prioritaria per Trump. Però per i cubani negli Stati Uniti il tema è tutt'ora vivo. E non bisogna nemmeno dimenticare che quell'isola, pur piccola e con risorse molto limitate, ha un valore nella stessa storia del Golfo del Messico, proprio per la sua posizione geografica. E questo sappiamo che interessa molto al presidente USA perché è ancora uno dei grandi hub del commercio internazionale".

Cosa pensa possa succedere nelle prossime settimane? Ormai la popolazione è stremata…

"È difficile per gli storici fare previsioni per il futuro, ma sicuramente c'è il rischio che questo strangolamento porti a una situazione umanitaria sempre più complessa con un possibile esautoramento naturale del regime. Non credo tuttavia che si possa arrivare ad una vera e propria guerra civile.

Però c'è anche da considerare che questo è un sistema fortemente controllato a tutti i livelli, dalla scuola fino all'apparato politico più strutturato, quindi è un sistema che si trova in una fase totalmente inedita rispetto anche alle stagioni di crisi come l'immediata fine della Guerra Fredda o in altri momenti molto difficili affrontati nel passato. Quindi il rischio di un'estinzione naturale del regime cubano sicuramente c'è. Molto dipenderà anche da quanto la comunità internazionale riuscirà ad avere spazi di movimento".

Secondo lei c'è la possibilità che gli USA facciano a Cuba quello che a inizio anno hanno fatto in Venezuela?

"Sicuramente ora abbiamo delle nuove tipologie di interventismo che sono diverse dai golpe para-democratici istituzionali degli anni Duemila e molto diversi dai vecchi golpe militari degli anni 70-80. Ma non credo che convenga agli Stati Uniti fare un'operazione simile a quella venezuelana anche a Cuba. Dal mio punto di vista non credo sarebbe una mossa naturale un intervento militare. Però poi con l'amministrazione Trump ci sono anche molti elementi imprevedibili che è difficile a volte prendere in considerazione".

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