Crans-Montana: arrestato Jacques Moretti, gestore di Le Constellation, la moglie Jessica ai domiciliari

È stato arrestato oggi Jacques Moretti il gestore di Le Constellation, il locale di Crans-Montana dove un incendio a Capodanno ha ucciso 40 persone tra cui sei ragazzi italiani. Ai domiciliari la moglie Jessica, per la quale il pm ha disposto il braccialetto elettronico e l'obbligo di presentazione una volta al giorno negli uffici della Polizia. Il fermo al termine dell'interrogatorio della coppia di gestori del locale avvenuto questa mattina a Sion presso la Procura del Canton Vallese. La misura è valida per le prossime 48 ore, i due proprietari del bar poi dovranno comparire davanti a un tribunale che deciderà infine sull'ordinanza di custodia cautelare e sulle eventuali misure alternative con una durata di tre mesi, rinnovabili.
Dopo aver ascoltato entrambi separatamente alla presenza degli avvocati, il pubblico ministero incaricato del caso, Catherine Seppey, ha ordinato l'arresto di Jacques Moretti mentre ha disposto i domiciliari la compagna Jessica Moretti che è stata rilasciata ed è tornata a casa. L'ascolto è durato circa sei ore e mezza ed è stato condotto alla presenza anche degli avvocati di alcune delle vittime del rogo.
Jessica Moretti: "Chiedo scusa, mai immaginato una cosa del genere"
La misura cautelare restrittiva è stata eseguita sul posto per l'uomo che, al termine dell'interrogatorio di oggi, è uscito dal palazzo di giustizia a bordo di un furgone della polizia cantonale svizzera. La moglie Jessica Moretti invece è uscita dagli uffici della procura accompagnata dai suoi avvocati. "Voglio scusarmi" ha dichiarato la donna a Léman Bleu uscendo dagli uffici della Procura. "I miei pensieri sono costantemente rivolti alle vittime e a coloro che oggi lottano per ottenere giustizia. È una tragedia inimmaginabile. Non avremmo mai potuto immaginare una cosa del genere. È successo nel nostro locale e voglio scusarmi" ha aggiunto a BFMTV.
Come riportano i media elvetici, dopo aver valutato il caso, la Procura ha chiesto la carcerazione preventiva di Jacques Moretti ritenendo sussistente un potenziale rischio di fuga che in precedenza invece era stato scartato, non senza polemiche. Nei giorni scorsi, infatti, gli avvocati delle vittime avevano fatto pressioni affinché la coppia venisse arrestata ma la misura era stata esclusa poiché il Procuratore Generale aveva ritenuto che non sussistessero le condizioni necessarie, in particolare i rischi di fuga e di inquinamento delle prove. Al momento non è chiaro perché la procura che indaga sulla strage di Crans-Montana abbia cambiato orientamento sul pericolo di fuga.
La Procura svizzera: "Il pericolo di fuga è concreto"
"Considerate le dichiarazioni, il percorso di vita e la situazione in Svizzera e all'estero il pubblico ministero ha stimato che il pericolo di fuga è concreto" ha detto la procuratrice generale di Sion, Béatrice Pilloud, spiegando che nel corso dell'interrogatorio di oggi "è stata svolta in maniera dettaglia una nuova analisi del rischio di fuga".
I diversi provvedimenti restrittivi per i due dovuti anche al fatto che la donna ha un bimbo piccolo. "L'accusa ha ritenuto che vi fosse un rischio di fuga, ma che allo stesso tempo tale rischio potesse essere mitigato da misure alternative", hanno spiegato i legali della donna elencando le restrizioni per Jessica Moretti che, oltre al braccialetto elettronico, prevedono il divieto di lasciare il territorio, controlli periodici da parte della polizia, deposito di una cauzione e consegna dei documenti d'identità. Le stesse misure saranno chieste dai legali anche per l'uomo.
L'inchiesta sulla strage di Crans-Montana
La coppia di gestori rimane indagata nell‘inchiesta penale per omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo, nei giorni scorsi aveva parlato tramite i legali assicurando di non volersi sottrarre alla giustizia. "Non ci sono parole che possano descrivere adeguatamente la tragedia avvenuta quella notte al Constellation. Questo luogo di festa si è improvvisamente trasformato in un luogo di orrore e paura. Siamo devastati e sopraffatti dal dolore" aveva dichiarato cinque giorni dopo la tragedia di Crans-Montana assicurando di avere "piena fiducia negli inquirenti affinché chiariscano i fatti e rispondano a tutte le domande" e concludendo: "Vi assicuriamo che stiamo collaborando pienamente e non ci sottrarremo a nessun aspetto di questa vicenda. In conclusione, vorremmo ringraziare tutti coloro che ci hanno offerto il loro sostegno".
Le indagini della procura svizzera si concentrano sulle misure di sicurezza del locale e il rispetto delle norme antincendio. In particolare sulla conformità dei lavori eseguiti dai proprietari, sui materiali utilizzati e le vie di fuga, ma anche sul comportamento tenuto durante la serata quando, secondo le prime indagini, le scintille delle candele di fontana luminose messe su alcune bottiglie sono entrate in contatto con il soffitto del seminterrato di Le Constellation innescando il disastroso incendio. Martedì, il comune di Crans-Montana ha rivelato che dal 2019 non è stata effettuata nessuna ispezione di sicurezza e antincendio nel locale.
I familiari dei ragazzi italiani: "Arresto una cosa buona"
La notizia dell'arresto accolta con soddisfazione da alcuni dei genitori dei ragazzi italiani coinvolti. "Mi sembra un atto dovuto anche se realmente in questa fase purtroppo il pensiero è un altro" ha dichiarato Umberto Marcucci, padre di un ragazzo attualmente ricoverato all'ospedale Niguarda di Milano per le ferite riportate durante il rogo. "È già una cosa buona" ha dichiarato invece la mamma di Riccardo Minghetti, giovane romano di 16 anni, vittima della strage a Crans-Montana. "Penso che tutto questo debba servire a ridare rispetto a questi ragazzi perche' non sono stati rispettati sia quelli che non ci sono piu' sia quelli che stanno ancora lottando. Questa è la cosa piu' importante perché la vita non ha prezzo", ha aggiunto il papà di Riccardo.
Intanto il ministro degli esteri Antonio Tajani, ha fatto sapere che l'Italia si costituirà parte civile nel processo. "Io credo che sia giusto che l'Italia si costituisca parte civile perché questa è stata una ferita inferta a tutto il nostro paese, avete visto quanta commozione c'è stata in Italia quindi credo che sia giusto che l'Italia si costituisca parte civile nel procedimento penale nei confronti di chi ha commesso dei reati perché è ovvio che ci sono delle responsabilità, non è stata una fatalità" ha detto Tajani all'uscita dalla chiesa di San Carlo al Corso dove si è tenuta la messa con le autorità dello Stato in ricordo delle vittime italiane della strage.
