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Cosa succede in Venezuela e perché Maduro ha fatto un referendum per annettere parte della Guyana

Con un referendum, la popolazione del Venezuela si è detta favorevole alla creazione di una nuova regione venezuelana: la Guayana Esequiba. Quel territorio, però, appartiene alla Guyana, e per unirlo potrebbe servire un’annessione militare. La regione è contesa da secoli, ma negli ultimi anni la scoperta di grandi giacimenti petroliferi l’ha resa ancora più importante.
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A cura di Luca Pons
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Ieri in Venezuela si è svolto un referendum che, tra le altre questioni, chiedeva alla popolazione se fosse favorevole a creare un nuovo Stato della repubblica federale del Venezuela: la Guayana Esequiba. Il referendum è passato con il 95% di voti a favore. Il problema è che la Guayana Esequiba è una regione dell'attuale Guyana, piccolo Stato autonomo nel Sud America settentrionale, confinante appunto con il Venezuela. Si tratterebbe, quindi, di una vera e propria annessione.

Perché il Venezuela e Maduro vogliono annettere la Guayana Esequiba

È dall'Ottocento che il Venezuela reclama la propria sovranità sulla regione. Dal 1816 al 1960 la Guyana è stata una colonia del Regno Unito (infatti è l'unico Paese sudamericano la cui lingua ufficiale è l'inglese), e nel suo territorio ha incluso anche il territorio Esequibo. Quest'area è pari a circa due terzi del totale del territorio dell'intera Guyana, e ha una dimensione paragonabile a quella della Grecia o del Portogallo.

Ci sono vari motivi per cui il presidente autoritario del Venezuela, Nicolás Maduro, può aver deciso di svolgere il referendum proprio adesso. Uno di questi è il fatto che l'anno prossimo si terranno le nuove elezioni presidenziali, e un tema di identità nazionale può essere utile ad aumentare i suoi consensi. Inoltre c'è il fatto che se l'annessione avvenisse veramente, il Venezuela includerebbe una regione estremamente ricca di risorse naturali.

La Guayana Esequiba ha pochissimi abitanti (circa 125mila persone in 160mila chilometri quadrati), ma contiene miniere di minerali come rame, diamanti e soprattutto oro, che per molto tempo è stato la principale fonte di entrate per la Guyana. Negli ultimi anni, poi, nelle acque davanti alla Guayana Esequiba sono stati scoperti diversi giacimenti petroliferi, che attualmente vengono gestiti dalla multinazionale ExxonMobil.

Questo ha portato a una velocissima crescita economica per la Guayana, che potrebbe diventare tra i principali produttori di petrolio nel Sud America nel giro di pochi anni. In più, l'espansione della Guyana ha portato anche ad aumentare gli investimenti nel turismo. È chiaro, quindi, cosa ci guadagnerebbe il Venezuela con un'annessione. È altrettanto chiaro che il governo della Guyana non abbia nessuna intenzione di cedere una parte così ampia e così cruciale del proprio territorio.

Come è andato il referendum

Il referendum svolto ieri in Venezuela ha visto una partecipazione di poco meno del 50% degli aventi diritto. O almeno, questo è il dato ufficiale della Corte nazionale elettorale, presentato dal presidente della Cne Elvis Amoroso. Tuttavia, nel Paese non è garantita la piena trasparenza del processo elettorale – cosa che porta le opposizioni di Maduro a contestare regolarmente il risultato delle elezioni – quindi non si tratta di una cifra certa.

La stessa Corte ha anche certificato i risultati: per i cinque quesiti referendari che venivano presentati alle urne, i risultati sono stati tra il 95% e il 98% di voti a favore. Per l'annessione della Guyana Esequiba, in particolare, c'è stato quasi il 96% di schede favorevoli con il 4% di contrarie.

Il presidente Maduro in un discorso pubblico a Caracas ha definito il referendum una "schiacciante vittoria", in cui il vero vincitore è stato "il popolo venezuelano con l'esercizio pieno della sovranità che gli conferisce la Costituzione bolivariana". Gli sconfitti, invece, sarebbero stati "il governo guyanese che si è appropriato dell'Esequibo oltre alla compagnia petrolifera statunitense ExxonMobil che lo finanzia".

Cosa succede adesso

La domanda è cosa farà ora il governo venezuelano. Se Maduro voglia utilizzare il risultato del referendum come un semplice strumento politico per aumentare i propri consensi e mettere pressione agli altri Paesi della regione, o se sia effettivamente intenzionato a procedere con un'annessione. Dato che ovviamente il governo di Georgetown (capitale della Guyana) non collaborerà, si potrebbe trattare anche di un'invasione militare.

La Guyana non è dotata di un esercito vero e proprio, ma solo di forze di polizia. Dunque, in caso di conflitto armato, potrebbe opporre ben poca resistenza. La questione si complica ulteriormente considerando che Venezuela e Guyana confinano in parte, ma in parte i loro territori sono separati dalla regione brasiliana Roraima. Non sarebbe impossibile, quindi, che anche il Brasile venga coinvolto in parte in un'eventuale invasione. Al momento, comunque, il presidente Maduro non ha rilasciato dichiarazioni che facciano pensare all'intenzione imminente di dichiarare guerra alla Guyana per annettere la regione Esequiba.

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