Da qualche giorno si è conclusa in Cina l'indagine del team internazionale di esperti inviato dall'Organizzazione mondiale della Sanità per indagare sulle origini della pandemia di Coronavirus che, a poco più di un anno dai primi casi scoperti proprio nel Paese del Dragone, ha provocato oltre 106 milioni di casi e 2,3 milioni di decessi in tutto il mondo. I lavori sono partiti da Wuhan, primo focolaio globale dell'infezione, ma, dopo quattro settimane di analisi e approfondimenti, non sono state trovate risposte a tutte le domande sull'epidemia. Unica certezza: il virus non è uscito da alcun laboratorio, tesi quest'ultima "altamente improbabile", come l'ha definita il capo della missione dell'Oms, Peter Ben Embarek nel corso di una conferenza stampa congiunta con gli scienziati cinesi, ma ha sicuramente origine animale, anche se non si sa quale. Possibile che si tratti di pipistrelli o pangolini, "più probabili candidati alla trasmissione, ma i campioni di Coronavirus trovati in quelle specie non sono identici al Sars-Cov-2".

Un buco nell'acqua, insomma, che ha provocato l'ira degli Stati Uniti. "Non accetteremo i risultati dell’indagine dell’Oms a Wuhan senza un’autentica verifica indipendente attraverso nostre indagini e conferendo con gli alleati", ha dichiarato ieri, senza mezzi termini, Ned Price, portavoce del Dipartimento di Stato americano, aggiungendo che "chiaramente, i cinesi, almeno finora, non hanno offerto la necessaria trasparenza di cui abbiamo bisogno e di cui l’intera comunità internazionale ha bisogno, perché si possa impedire che questo tipo di pandemie si ripetano". Ecco, di seguito, in sintesi, le conclusioni a cui sono giunti gli esperti dell'Oms nelle loro quattro settimane di ricerca in Cina, così come riassunto dall'Associated Press.

Pipistrelli e pangolini all'origine del Covid-19

L'unica cosa certa al termine della missione dell'Oms a Wuhan a un anno dallo scoppio della pandemia, è l'origine zoonotica, cioè animale, del virus. Gli scienziati pensano che i pipistrelli, ma anche i pangolini, siano i portatori più probabili e che lo abbiano trasmesso a un altro animale, che a sua volta lo abbia trasmesso agli esseri umani. Sebbene ci siano altre possibilità – un pipistrello potrebbe aver infettato direttamente un essere umano, ad esempio – la trasmissione del virus attraverso un secondo animale, che potremmo definire intermedio, rimane lo scenario più probabile. Tuttavia, l’epidemiologo cinese Liang Wannian ha negato ogni certezza al riguardo, affermando che "comunque i virus riscontrati in questi animali non sono una prova sufficiente per dimostrare un collegamento con il Sars-Cov-2".

Il nodo del mercato di Wuhan

Come è noto, il mercato Huanan a Wuhan è stato considerato il primo focolaio dell'epidemia di Coronavirus. I casi iniziali erano quasi tutti collegati a questo luogo dove vengono vendute specie selvatiche e pesce surgelato. "Sappiamo che c’è stata sicuramente una diffusione dell’infezione tra alcune persone che lo hanno visitato, ma come il virus si sia introdotto e come si sia diffuso è ancora sconosciuto", ha detto Embarek. Tuttavia, la ricerca dell'Oms in Cina ha quasi del tutto escluso che il virus sia nato e circolato qui per la prima volta. I funzionari sanitari cinesi hanno notato che solo le superfici del mercato sono risultate positive al virus, ma nessuno dei prodotti animali e che quindi il trasferimento del virus dagli animali agli esseri umani potrebbe essere avvenuto altrove. Secondo la virologa Marion Koopmans, non ci sono "prove evidenti" di una diffusione del virus altrove prima del focolaio di Wuhan, compresa l’Italia, citata espressamente dalla scienziata olandese nelle sue dichiarazioni. Dunque, c'è la possibilità che il virus possa essersi diffuso altrove, anche molto lontano da Wuhan, contemporaneamente o addirittura prima del focolaio al mercato Huanan, ma non si sa né dove né quando.

La teoria del laboratorio

Altro punto certo relativo all'origine della pandemia di Covid-19 è l'esclusione della sua fuoriuscita da un laboratorio di Wuhan. Gli esperti cinesi e internazionali hanno concluso che è estremamente improbabile che il virus sia trapelato dall'Istituto di virologia della capitale dell'Hubei, un laboratorio con un'ampia raccolta di campioni di virus. L'ex presidente Usa Donald Trump e i funzionari della sua amministrazione sono stati tra coloro che hanno più volte puntato su questa possibilità, inasprendo ancora di più i rapporti con Pechino. L'Oms ha sottolineato come non ci siano prove "che il virus esistesse in quel laboratorio o in qualsiasi laboratorio in qualsiasi parte del mondo quando è iniziata la pandemia. È molto improbabile che qualcosa potesse sfuggire da un posto del genere", ha detto il leader del team Peter Ben Embarek.

La catena del freddo

L'indagine ha lasciato aperta anche la possibilità che il virus potesse essere diffuso agli esseri umani attraverso prodotti alimentari congelati, una teoria quest'ultima ampiamente promossa dai funzionari cinesi, che hanno scoperto la presenza del virus sugli imballaggi di alimenti congelati importati, suggerendo che il virus possa essere arrivato in Cina dall'estero. Anche se, ha precisato ancora Embarek, "molto lavoro deve essere fatto per capire meglio l’eventuale ruolo della catena del freddo nella diffusione del Coronavirus".