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Attacco all'Iran di Israele e USA

Cosa comporta la guerra Israele-Usa all’Iran, l’analisi: “Cambio di regime è impossibile senza il popolo”

La guerra di Trump e Netanyahu può davvero portare a un cambio di regime a Teheran? L’ipotesi del ritorno della monarchia è priva di oggettivi fondamenti. Tra bombe e scontri, il vero assente è il popolo iraniano. L’intervista a Omid Firouzi Tabar.
Intervista a Omid Firouzi Tabar
Ricercatore Università di Padova
A cura di Antonio Musella
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L'obiettivo per nulla nascosto dell'amministrazione di Donald Trump, dietro agli attacchi congiunti con Israele contro l'Iran, è quello di poter arrivare a un "regime change" a Teheran. In quest'ottica il primo passo era l'eliminazione di Khamenei, e successivamente quello di generare, nei piani del tycoon americano, una rivolta che ribaltasse la teocrazia iraniana. Ma davvero bombardamenti al tappeto e attacchi indiscriminati su Teheran rendono possibile un regime change? Davvero con la guerra si può esportare, nonostante gli innumerevoli disastrosi precedenti ce lo dimostrino già, la democrazia? In questo scenario che rischia di far piombare il mondo in un conflitto globale è possibile pensare di ribaltare una forma di governo, con le bombe di una potenza esterna? Sono questi i quesiti che abbiamo provato a porre a Omid Firouzi Tabar, iraniano cresciuto in Italia, ricercatore precario dell'Università di Padova. Un punto di vista diverso da quelli ascoltati e riascoltati fino ad ora che parlano di un "provvidenziale ritorno del Re", addirittura come un'ipotesi credibile ed auspicabile per un Iran libero.

In Italia e in Europa vediamo manifestazioni di iraniani all'estero che invocano il ritorno dello Scià come unica opzione per un futuro governo dell'Iran. Ma è davvero una soluzione plausibile?

In Iran, negli ultimi anni, per gran parte delle persone il ritorno della monarchia è un'opzione anacronistica, che nulla a che fare con la complessità sociale ed etnica del paese. Il mio è un paese giovane, e i giovani non hanno proprio all'ordine del giorno la possibilità di un ritorno della monarchia, anzi il figlio dello Scià in Iran non ha proprio mai vissuto. Trump stesso non prende più in considerazione questa opzione perché stride con la complessità e la vivacità di una società che non può essere ricondotta all'unità di una figura che non li rappresenta. C'è da dire che è la composizione sociale della diaspora iraniana nel mondo, che ci spiega perché in occidente il ritorno dello Scià pare essere un'opzione plausibile. La diaspora iraniana è fatta principalmente dall'aristocrazia legata alla monarchia, fuggita dopo la rivoluzione del 1979, io ho metà della famiglia esattamente in questa posizione. Quindi si tratta dei figli della vecchia nomenclatura e non rappresenta l'Iran.

Qual è la composizione sociale interna dell'Iran oggi e perché ogni ipotesi futura deve tenerne conto?

A differenza della visione etnocentrica, l'Iran non ha una solida classe borghese, non esiste un ceto medio. La composizione socio economica è fatta da una classe medio bassa impiegatizia, collegata alla funzione pubblica. Un altro pezzo è quello del bazar di Teheran, che ha attivato le ultime mobilitazioni, quindi è il mondo del commercio. Abbiamo poi una generazione giovanissima che non ha fatto la rivoluzione e non ha nemmeno una distanza ravvicinata con quel periodo. Questa componente guarda verso l'occidente non perché è ammaliata dal consumismo, ma perché intravede, soprattutto rispetto ai modelli europei, un modello di diritti sociali e civili per i quali ogni giovane iraniano quotidianamente si batte. C'è poi il tema della popolazione afghana, circa 6 milioni di rifugiati in tutto l'Iran, siamo già alla seconda e terza generazione, presente in tutto il paese. Questo è un segmento sociale che di fatto supporta tutto il sistema dell'edilizia del paese che è anche uno dei perni dell'economia interna. Questi pezzi della società è davvero difficile che si possano riunire sotto un'ipotesi di ritorno della monarchia.

Omid Firouzi Tabar
Omid Firouzi Tabar

C'è poi la diversità etnica e culturale che caratterizza il paese, che ha anche risvolti politici, quali sono?

Oltre alla molteplicità sociale, il paese non ha una unità etnica riconosciuta, ma è costellato da differenze, anche profonde. In Iran meno del 50% delle persone sono persiane. Convivono arabi, azeri, curdi, beluci, che sono le popolazioni nomadi, insomma un groviglio, certe volte anche virtuoso. Qualsiasi prospettiva futura deve tenere conto non solo delle differenze sociali, ma anche del fatto che il paese è diviso in molti gruppi etnico culturali che storicamente segnano il territorio. Qualsiasi forma di governo futuro non può non fare i conti con questo. Recentemente i curdi del Kurdistan iraniano hanno creato un'alleanza politica provvisoria, non a caso pesantemente criticati dal principe Zhalavi. La scommessa dell'Iran è trovare la modalità migliore per il suo futuro attraverso processi di partecipazione, come d'altronde il paese ha sempre fatto. Una strada che non passa per il taglio delle differenze, ma per le connessioni.

Il tentativo di imporre un regime change oggi è qualcosa di realistico? Oppure si stanno generando altri meccanismi?

La mia impressione è che si stia creando un meccanismo inverso che tende a fare quello che secondo me fa più male alla popolazione e a chi si batte per la libertà e i diritti, che è la polarizzazione. Noi viviamo in un mondo che sta entrando in una fase molti pericolosa, e intorno alle polarizzazioni si sta consumando una regressione delle libertà senza precedenti, e questo vale anche per l'Iran. Un'azione militare di questa natura, da una parte produce distruzione, con scuole e ospedali colpiti, comprese le infrastrutture della riproduzione sociale, che non favorisce elementi di proiezione futura. Dall'altra parte un intervento di questa natura tende a creare polarizzazioni e radicalizzazioni tra sostenitori delle varie parti e diversi gruppi etnici e sociali. La guerra non aiuta affatto a trovare delle forme di partecipazione in un popolo così complesso. Tutte le opzioni che prevedono la guerra sono tutte nemiche del popolo iraniano.

Possiamo definire l'ipotesi del regime change irrealistico?

Staremo a vedere nei prossimi giorni, ho sentito parlare di opzione di attacco di terra, ma io credo che un regime change attraverso bombardamenti aerei sia difficile. Ma soprattutto io credo che ci sia un grande assente in tutto quello che sta avvenendo che è il popolo iraniano. La cosa di cui si parla poco è che in questo momento, dentro queste polarizzazioni che si stanno dando, gli orientamenti del popolo iraniano è il grande assente. Se vuoi fare un regime change attraverso le bombe di chi ha da poco compiuto un genocidio in diretta mondiale e di chi giustizia i migranti nelle strade delle sue città, e che non tiene conto del volere del popolo iraniano, credo che sia una operazione improponibile e anche preoccupante. Non solo è difficile che avvenga un cambiamento radicale senza l'attore protagonista e cioè il popolo, ma sincerante nutro tuttora dei dubbi che gli stessi Trump e Netanyahu lo vogliano davvero, temendo che possa risultare troppo destabilizzante per i loro interessi nell'area.

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