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Proteste in Iran dopo la morte di Mahsa Amini
1 Ottobre 2022
11:19

Cosa c’è dietro le proteste in Iran che rischiano di far cadere il regime degli ayatollah

Dalle minoranze curde ai movimenti femministi: cosa c’è dietro le potentissime proteste in Iran che rischiano di far vacillare l’establishment politico della repubblica islamica.
Intervista a Giuseppe Acconcia
Giornalista e docente di Sociologia politica all'Università di Padova
A cura di Chiara Ammendola
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Proteste in Iran dopo la morte di Mahsa Amini

Da settimane l'Iran è alle prese con una scia di proteste che ha investito il paese dopo la morte di Mahsa Amini, vittima della violenza brutale della polizia iraniana, perché non indossava l'hijab correttamente. Non è la prima volta che il paese si ritrova a chiedere un cambiamento sostanziale di quelle che sono le imposizioni della repubblica islamica, in particolar modo alle donne e alle minoranze curde.

Giuseppe Acconcia, giornalista e docente di Sociologia politica all'Università di Padova spiega che quello per cui sta combattendo il popolo iraniano è una riforma del regime: “Parliamo di eliminare l'obbligatorietà del velo, alleggerire le imposizioni delle leggi della repubblica islamica, restringere i poteri della guida suprema – spiega a Fanpage.it – il popolo iraniano è giovanissimo e vuole un cambiamento radicale nel proprio paese: le proteste in Iran sono potentissime e possono avere degli effetti significativi sull'establishment politico”.

Professore cosa sta accadendo in Iran?
Si tratta di proteste giovanili perché sono soprattutto i giovani iraniani coloro che hanno deciso di mobilitarsi, sono proteste nuove perché diffuse in tutto il territorio iraniano, anche se hanno radici nei vecchi movimenti del 2018/2019 che erano di base antigovernativi e dovuti alla crisi economica, o ancora in quelli del 1999 o del 2003, anche lì proteste giovanili e studentesche che mettevano in evidenza tutti i limiti della repubblica islamica. Ma al di là di chi vi sta prendendo parte, i due elementi più significativi di queste proteste sono il fatto che riguardano i curdi e movimenti femministi.

Giuseppe Acconcia
Giuseppe Acconcia

Cosa intendiamo quando parliamo di curdi e di movimenti femministi in Iran?
I curdi sono sempre stati una minoranza maltrattata nonostante siano stati gli attori principali della rivoluzione del 1979, e protagonisti delle mobilitazioni di cui parlavamo prima. Sono trattati come cittadini di serie B ed è evidente in questo senso che i primi a subire le imposizioni della repubblica islamica siano proprio le minoranze curde, e curda era Mahsa Amini, la ragazza di 22 anni uccisa in maniera brutale dalle forze di polizia che, tra l'altro continuano a negare questo omicidio.

Evidentemente però, e qui parliamo dell'altro punto fondamentale, questo ha messo in discussione l'azione della polizia morale che è una polizia che si occupa di controllare che le persone rispettino la legge islamica e quindi per esempio se le donne vestono seguendo i dettami della repubblica islamica.

Mahsa Amini
Mahsa Amini

E questo ci porta al punto centrale: i movimenti femministi iraniani
I movimenti femministi sono stati fondamentali nelle ultime manifestazioni perché se c'è una continuità con le proteste precedenti viene proprio dai movimenti che chiedono diritti per le donne: pensiamo che nel 2018 ci sono state le prime proteste dei cosiddetti venerdì bianchi, ovvero un giorno a settimana le ragazze che sono contrarie all'obbligatorietà dell'hijab si sono svelate, togliendo il velo. E queste proteste sono andate avanti.

Evidentemente questo significa che le proteste iraniane sono arrivate alla consapevolezza che le imposizioni che vengono dal regime sono insostenibili, e proprio perché le donne sono sempre state protagoniste delle proteste, questi "divieti" se così vogliamo chiamarli sono anche aumentati nel tempo.

Sono aumentate le imposizioni alle donne iraniane?
Sì, ad esempio sono state approvate delle legislazioni che hanno reso più complesso accedere all'aborto, hanno depenalizzato lo stupro e hanno reso possibile il matrimonio tra minorenni, quindi hanno abbassato l'età in cui è possibile sposarsi. Poi a questi si deve aggiungere una lotta contro la contraccezione che in Iran è molto diffusa: i contraccettivi vengono stigmatizzati perché c'è una politica delle nascite che viene portata avanti da sempre.

Le proteste a Teheran
Le proteste a Teheran

Si tratta di una serie di provvedimenti che sono contro i diritti delle donne, l'ultimo è stato definire il 12 luglio la giornata della castità: un nome che fa ben capire l'intenzione delle autorità, ma le donne iraniane vogliono giustamente essere libere di scegliere il proprio abbigliamento e il proprio stile di vita.

Da qui l'aumentare delle proteste e le conseguenti ritorsioni del governo, ma mentre questo prima era un movimento legato ai diritti delle donne iraniane, ora ci sono tanti altri elementi in gioco, anche se il primo resta sempre lo stesso: la crisi economica. E tutte queste cause rendono le proteste in Iran potentissime e possono avere degli effetti significativi sull'establishment politico

Qual è il punto di vista corretto col quale dovremmo spiegare queste proteste senza rischiare di strumentalizzarle e raccontare di un Occidente che salva le donne islamiche? 
Spesso nella retorica occidentale c'è questa idea che gli occidentali siano dei salvatori, e quindi per esempio quando c'è stata la guerra in Afghanistan, le truppe afghane andavano a salvare le donne che erano obbligate a portare il burqa. Evidentemente le donne iraniane sanno benissimo come difendersi e questo è molto importante sottolinearlo, se loro hanno forza e la capacità di far sentire la propria voce è perché hanno una consapevolezza straordinaria.

Ricordo che le donne sono state le protagoniste della rivoluzione del 1979. Il rischio invece è sempre quello che, poiché c'è una grande partecipazione femminile, e questa cosa piace molto all'osservatore occidentale, si materializzi quell'idea salvare l'Iran, e questo provoca distruzione e guerra.

È assolutamente sbagliato pensare che questo tipo di movimenti debbano essere supportati con armi e guerra, è invece importante esprimere solidarietà internazionale e mi sembra che questo stia avvenendo: ci sono manifestazioni in tutto il mondo a sostegno delle donne iraniane, petizioni di docenti e professionisti che chiedono che le loro voci vengano ascoltate. È importante fare pressione da parte della società civile internazionale ma non bisogna andare oltre questo, perché altrimenti si rischia di avere paesi distrutti come è accaduto in passato.

Iraniani in piazza
Iraniani in piazza

Questa nuova scia di proteste potrebbe realmente portare a un cambiamento in Iran? 
È molto difficile che ci sia un cambiamento radicale della repubblica islamica e degli assetti di potere dell'Iran, visto che dopo il 1979 gli ayatollah hanno mantenuto stabilmente il proprio potere. Che il regime cambi è difficile, anche se quello che molti auspicano in Iran, quello che però è possibile è che ci sia una riforma che viene dal sistema della repubblica islamica: parliamo di eliminare l'obbligatorietà del velo, alleggerire le imposizioni delle leggi, restringere i poteri della guida suprema. Il popolo iraniano è giovanissimo e vuole un cambiamento radicale nel proprio paese.

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