Alcune donne che avevano usato un contraccettivo sottocutaneo si sono ritrovate ad avere gravissimi disturbi polmonari quando l' impianto contraccettivo è finito nel loro flusso sanguigno e poi nelle loro arterie polmonari mettendo a rischio la loro vita. È l'allarme lanciato nei giorni scorsi dall'associazione francese AVEP, una organizzazione di vittime dell'embolia polmonare e dell'ictus correlati alla contraccezione ormonale. L'Avep ha affermato di essere stata contattata da due donne, una nel 2017, l'altra nel 2019, per segnalare lo stesso grave incidente di cui erano vittime, ma di casi analoghi, anche se con conseguenze meno gravi, sarebbero decine nel corso degli anni. "Entrambe hanno subito diversi interventi chirurgici pesanti per rimuovere il loro impianto e hanno evitato per un pelo la parziale rimozione polmonare", ha affermato l'associazione in una nota.

Gli impianti contraccettivi sottocutanei sono piccoli bastoncini cilindrici lunghi pochi centimetri e dal diametro di pochi millimetri che secernono continuamente un ormone progestinico. Vengono impiantati appena sotto la pelle, di solito all'interno del braccio. Ogni anno circa 200mila donne usano questo tipo di anticoncezionale e "ad oggi, sono stati segnalati 30 casi di migrazione di questi impianti nell'arteria polmonare", ha confermato l'Agence du Médicale (ANSM). "Questi incidenti sono un problema di installazione del dispositivo? Quindi un problema di formazione professionale che deve essere oggetto di una campagna di formazione? O sono intrinseci al dispositivo?" si chiede l'associazione.

Per i medici si tratta di casi rari ma quando i primi problemi sono stati segnalati nel 2016 "hanno portato all'immediata istituzione di una sorveglianza rafforzata", come l'aggiunta del rischio di migrazione dell'arteria polmonare nel volantino. Inoltre, in Francia sono stati creati una dozzina di "centri di eccellenza per l'installazione e la rimozione di impianti contraccettivi" per formare meglio i professionisti". Nonostante queste misure, i casi di migrazione continuano a essere segnalati e per questo la stessa ANSM "ha avviato un arbitrato a livello europeo nel luglio 2019 con l'obiettivo di garantire meglio l'inserimento e la rimozione dell'impianto".