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Come sta andando l’offensiva di terra israeliana nella Striscia di Gaza secondo il generale Capitini

Il generale Capitini: “Israele può puntare al massimo a rendere Hamas una forza militarmente irrilevante ma solo per un tempo tutto sommato limitato. Le ragioni ideologiche, le rivendicazioni, le spinte morali che sono spesso alla base delle organizzazioni terroristiche non possono essere sconfitte con le armi, ma solo con la politica”.
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Intervista a Generale Paolo Capitini
Docente alla Scuola Sottufficiali dell’Esercito di Viterbo, nonché reduce da missioni all’estero (Somalia, Bosnia, Kosovo, Ciad, Repubblica Centro Africana, Haiti e Libia).
A cura di Davide Falcioni
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Come i sovietici a Stalingrado, i vietcong a Saigon e i talebani a Kabul, i miliziani di Hamas stanno conducendo nella Striscia di Gaza una guerriglia spietata contro le truppe israeliane. I soldati dello stato ebraico devono fronteggiare non solo i blitz a sorpresa di piccole unità di combattenti nemici, ma anche attacchi improvvisi con trappole esplosive disseminate in ogni strada.

Insomma, sebbene l'esercito israeliano sia indubbiamente molto più armato e tecnologicamente avanzato rispetto a quello di Hamas, la guerriglia urbana a Gaza City sta infliggendo gravi perdite all'IDF. A spiegarlo, intervistato da Fanpage.it, il generale Paolo Capitini. Secondo il militare l'obiettivo di Tel Aviv è quello di passare al setaccio il nord dell'enclave palestinese eliminando i miliziani ma soprattutto distruggendo i loro tunnel e i depositi di armi. L'operazione, tuttavia, è destinata a durare a lungo e a causare un gran numero di perdite, con una ulteriore certezza. Se sarà forse possibile debellare il braccio militare di Hamas per qualche anno, le armi non potranno fare molto contro l'organizzazione politica che controlla la Striscia di Gaza. "Le ragioni ideologiche, le rivendicazioni le spinte morali che sono spesso alla base delle organizzazioni terroristiche non possono essere sconfitte con le armi, ma solo con la politica".

Paolo Capitini
Paolo Capitini

Quali manovre sta conducendo Israele negli ultimi giorni nella Striscia di Gaza e quali sono gli obiettivi, dal punto di vista militare?

Dopo i bombardamenti delle prime settimane le forze armate israeliane sono entrate a Gaza ed hanno condotto prevalentemente due manovre – dal centro e dal nord della Striscia – per isolare il campo di battaglia tramite una tecnica chiamata "cinturazione". Israele, quindi, ha stabilito l'area in cui svolgerà la seconda parte della sua operazione di terra, ovvero la ricerca e distruzione, casa per casa, degli obiettivi: non solo dei miliziani di Hamas, ma anche i loro covi, i tunnel, i depositi di armi e munizioni e tutto il supporto tecnico logistico che ha fatto di Hamas una forza militarmente rilevante. Per entrare più nel dettaglio: a sud le forze israeliane si sono mosse percorrendo la strada che attraversa la Striscia da est a ovest fino ad arrivare al mare ponendosi come uno sbarramento per eventuali movimenti da nord verso sud. Al nord, invece, le truppe si stanno spingendo verso il cuore di Gaza City attuando quelle operazioni di ricerca e distruzione cui si accennava prima. In questa fase il ricorso alla aviazione è divenuto più mirato e selettivo rispetto ai giorni che hanno preceduto l’offensiva di terra, questo perché ora a Gaza ci sono anche militari dell'IDF e non si può correre il rischio che vangano colpiti dai missili del loro stesso esercito. Secondariamente l’essere così a contatto con la popolazione civile genera degli obblighi operativi a tutela – finché possibile – dell’incolumità dei non-combattenti. Gli aerei vengono dunque utilizzati prevalentemente su richiesta degli uomini a terra, che indicano il luogo esatto da colpire fornendone le esatte coordinate. La tattica israeliana di qui in avanti sarà probabilmente questa e verrà ripetuta costantemente, passando al setaccio tutta Gaza City. Servirà molto tempo e un dispendio notevole di uomini e mezzi.

A proposito: è possibile stimare quante sono le perdite israeliane?

Non mi è possibile fornire un numero esatto, ma di certo dal punto di vista umano si tratta di un'operazione molto dispendiosa. La ragione è semplice: le minacce si svelano solo all'ultimo momento. Un gruppo di soldati sta camminando quando improvvisamente qualcuno spara loro dalla finestra di un palazzo. Oppure incontrano ordigni inesplosi a bordo strada, auto imbottite di esplosivo, bombe da mortaio nascoste sotto le macere, trappole innescate da fili di inciampo, mine antiuomo e così via. Insomma, quello a Gaza è uno scenario molti simile all'Afghanistan o ai combattimenti per la presa di Mosul. A ogni passo i soldati israeliani rischiano la vita e a parte questo, in un simile ambiente anche il dispendio di energie fisiche e mentali è altissimo.

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Esiste ancora, secondo lei, un piano per recuperare gli ostaggi israeliani catturati da Hamas il 7 ottobre?

Gli ostaggi oggi sembrano avere una funzione eminentemente politica per tutti gli attori in campo. Hamas li usa come "merce di scambio", mentre Israele come giustificazione per proseguire l'invasione della Striscia di Gaza. Dal punto di vista operativo tuttavia non ci sono dubbi che l'operazione di Tel Aviv non è stata progettata allo scopo di liberare gli ostaggi. Attenzione: questo non significa che se verranno individuati non verranno liberati, ma semplicemente che non è quello l'obiettivo principale. È possibile, comunque, che nel "passare al setaccio" Gaza vengano incidentalmente scoperte le prigioni in cui Hamas nasconde uomini, donne e bambini catturati il 7 ottobre: in quel caso Israele interverrà certamente con i suoi reparti speciali.

Hamas ha attirato Israele in una trappola? In che modo si stanno difendendo i guerriglieri palestinesi?

Hamas sta mettendo in pratica quanto fatto negli ultimi decenni da tutti coloro che sono stati chiamati a difendersi nelle città. Da Stalingrado in poi, le città sono state trasformate in fortilizi, con nuclei di 4/5 persone che combattono indipendentemente dagli altri. Ciascuno di questi piccoli gruppi non è probabilmente a conoscenza del quadro generale della situazione, ma è chiamato a difendere una singola strada, una palazzina, o un deposito di armi. In questo quadro i guerriglieri palestinesi si sono organizzati con largo anticipo: hanno accumulato da tempo razzi, munizioni e viveri. Insomma, tutto quello che serve per attendere gli israeliani ed affrontarli, predisponendo anche, se possibile, via di fuga nei tunnel. I combattimenti sono episodici e frequentissimi, quindi snervanti anche sotto il profilo psicologico.

Di quali armamenti dispone Hamas?

Prevalentemente armi leggere come Kalashnikov, bombe Molotov, mitragliatrici, esplosivi e un gran numero di lanciarazzi controcarro RPG-7, in grado di fermare efficacemente un mezzo blindato e persino un carro armato. Oltre a questo c'è l'"artiglieria" di Hamas, cioè i razzi che continuano ad essere lanciati contro le città israeliane.

Lanciarazzi RPG-7
Lanciarazzi RPG-7

Cosa hanno insegnato le "guerre al terrorismo" degli ultimi decenni? In uno scontro tra un esercito regolare e uno di guerriglieri chi ha la meglio?

Analizzando la storia militare recente emerge che le guerriglie hanno un grande vantaggio, perché possono protrarsi per molto tempo, anche per parecchi anni. Basta guardare alla resistenza dei vietcong in Vietnam o a quella dei talebani in Afghanistan. Combattere il terrorismo, dunque, significa affrontare innanzitutto un metodo, un vero e proprio modo di combattere, ed è estremamente complicato. Un esercito moderno, fatto per affrontare simmetricamente altri eserciti, ha infatti grandi difficoltà a combattere unità terroristiche che adottano metodi e armamenti molto differenti e non convenzionali. I guerriglieri non combattono in campo aperto, non hanno armi pesanti né procedure comparabili a quelle di un esercito regolare. Non dimentichiamoci che l’esercito USA ha impiegato pochi giorni a sbaragliare quello iracheno, ma ha poi trascorso mesi e mesi a tentare di pacificare le principali città irachene. Alla luce di ciò penso che gli eserciti debbano sviluppare ancora di più rispetto al presente specifiche capacità operative per combattere il metodo terroristico, creando apposite unità, con armamento e addestramento dedicato, oltre a una mentalità nuova, quella necessaria a reggere l'impatto con una guerriglia lunga anni, se non decenni.

Alla luce di quanto ci ha appena spiegato l’obiettivo declamato da Israele di distruggere Hamas può essere realisticamente raggiunto?

Penso che ci sia un equivoco lessicale di fondo. Quando si dice che Israele vuole "distruggere Hamas" un soldato pensa solo una cosa: che si voglia rendere quell'organizzazione politico-militare inoffensiva sul piano militare. Una volta concluso l'intervento l'organizzazione terroristica non deve cioè essere più in grado, almeno per qualche anno, di minacciare militarmente la sicurezza con azioni complesse e coordinate. Questo concetto è molto diverso dal dire: "Facciamo sparire completamente Hamas". Israele può puntare al massimo a renderla una forza militarmente irrilevante ma solo per un tempo tutto sommato limitato. Le ragioni ideologiche, le rivendicazioni, le spinte morali che sono spesso alla base delle organizzazioni terroristiche non possono essere sconfitte con le armi, ma solo con la politica.

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