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Chi era El Mencho, boss dei narcos messicani: “L’omicidio è una prova di forza in vista dei mondiali di calcio”

A Fanpage.it Thomas Aureliani (professore di “Geopolitica e criminalità organizzata” ed esperto di Messico presso l’Università degli studi di Milano) spiega l’omicidio di Nemesio Oseguera Cervantes, soprannominato El Mencho, il capo del cartello di Jalisco: “Si è voluto dare una dimostrazione di forza in previsione del grande evento di quest’estate, ovvero i mondiali di calcio che si terranno proprio nello stato di Jalisco”.
Intervista a Thomas Aureliani
Thomas Aureliani, professore di "Geopolitica e criminalità organizzata" ed esperto di Messico presso l'Università degli studi di Milano.
A cura di Giorgia Venturini
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In Messico l'uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes ‘El Mencho', il capo del cartello di Jalisco, ha provocato scontri in strada tra la polizia e gli altri appartenenti del gruppo criminale. Ci sono decine e decine di morti nello Stato messicano di Jalisco, dove si trova lo stadio Akron di Guadalajara che la prossima estate ospiterà i mondiali di calcio. Il rischio è lo scoppio di una guerra civile dal momento che il cartello messicano è considerato un gruppo paramilitare che ha un alto controllo del territorio e un vero e proprio arsenale militare a disposizione. Ma cosa sta succedendo e soprattutto chi era El Mencho, la cui morte ha mandato uno Stato nel caos? A Fanpage.it lo ha spiegato Thomas Aureliani, professore di "Geopolitica e criminalità organizzata" ed esperto di Messico presso l'Università degli studi di Milano.

Thomas Aureliani, professore di "Geopolitica e criminalità organizzata"
Thomas Aureliani, professore di "Geopolitica e criminalità organizzata"

Chi era ‘El Mencho'?

‘El Mencho' era il fondatore e il capo del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), l’organizzazione criminale più potente del Messico e una delle più importanti e ricche a livello mondiale. Nasce nello Stato di Michoacán, una zona più a Sud del Messico rispetto a Jalisco, quest’ultima la roccaforte del gruppo ed epicentro dei disordini di oggi. Come tanti altri narcotrafficanti, era un coltivatore. Cresce in una zona rurale e povera. Decide di andare negli Stati Uniti, dove inizia a fare piccoli traffici di droga per poi tornare in Messico negli anni '90 dove entra nella polizia. Lasciata la polizia, inizia la scalata nei gruppi criminali messicani: in particolare si legò alla famiglia Valencia (o cartello del Milenio), che già negli anni '80 si dedicava al traffico di droga. Questa famiglia era legata al cartello di Sinaloa, allora il più grande in Messico. El Mencho da semplice membro del clan iniziò poi a scalare le gerarchie di potere.

Nel 2009-2010 fonda il cartello di Jalisco, e dopo la divisione da quello di Sinaloa inizia a conquistare ampie porzioni di territorio messicano. Il gruppo si specializza nel traffico delle metanfetamine tanto da arrivare anche a controllare diversi porti messicani e le rotte verso gli USA, dove oggi c'è una vera e propria epidemia di Fentanyl. Il gruppo è anche coinvolto in altri settori e attività illecite, dal riciclaggio alle estorsioni, dal traffico di armi e di persone al furto di idrocarburi, dal disboscamento al traffico illegale di legname.

Il cartello di Jalisco oggi compete con quello di Sinaloa, ma in realtà è il gruppo più importante, e si estende in praticamente tutti gli stati messicani.

Come spiega i disordini dopo l'arresto e la morte di El Mencho? 

Il cartello di Jalisco non controlla solo il traffico di droga. Si tratta di un gruppo paramilitare profondamente radicato nei territori dove svolge spesso una funzione coercitiva e di supplenza allo Stato, intessendo con le istituzioni locali rapporti di mutuo favore attraverso la corruzione e la minaccia. Questo gruppo ha sempre cercato e ottenuto anche il consenso sociale, costruendo un sistema di welfare parallelo, specialmente nelle zone rurali: ad esempio durante il Covid ha fornito viveri alla popolazione pubblicizzando le sue gesta sui social. Ecco perché l’arresto ha provocato disordini: è stato interpretato come un affronto da parte dello Stato all’ordine locale, cioè alla sua governance criminale e al suo potere. L’organizzazione ha così reagito in maniera violenta, dimostrando che possono mettere a ferro e fuoco intere città quando vogliono.

Inoltre, in Messico le strategie a livello federale spesso sono diverse da quelle locali dove le istituzioni sono più facilmente catturate dalle reti criminali. Da quando è iniziata la cosiddetta guerra al narcotraffico nel 2006/2007 il governo federale ha deciso di puntare sull’esercito e la marina per abbattere i gruppi criminali, ma questo ha contribuito non solo ad aumentare esponenzialmente la violenza (l’esercito è preparato a fare la guerra e non a gestire la sicurezza pubblica) ma anche a rompere l’ordine locale basato sulla connivenza tra poteri criminali e statali. Le politiche della “mano dura” non hanno mai portato a grandi risultati: la droga continua ad essere trafficata e la violenza non è mai cessata, anzi. Inoltre il grande problema in Messico riguarda la corruzione politico-istituzionale e l’impunità che regna sovrana.

Perché arrestare e uccidere ora El Mencho? 

Sentendo alcuni analisti messicani, si è voluto dare una dimostrazione di forza in previsione del grande evento di quest'estate, ovvero i mondiali di calcio che si terranno proprio nello stato di Jalisco. Lo stadio sarà nella capitale Guadalajara. Con questa operazione di polizia volevano dimostrare all'opinione pubblica internazionale che il Messico sta combattendo il narcotraffico, dando così un messaggio di forza e di allineamento agli Stati Uniti. Eppure negli anni questa strategia di decapitare i vertici dei cartelli è fallito miseramente. Soprattutto nell'ambito della gestione della violenza. Per questo l’arresto in questo momento, a pochi mesi dalla grande manifestazione sportiva internazionale, potrebbe essere stato un azzardo. Le immagini di guerriglia urbana e i disordini non sono certo una grande pubblicità per il paese.

Ora cosa accadrà? 

Si creeranno delle faide tra gruppi criminali per la gestione del potere. Si altereranno anche gli equilibri a livello istituzionale, specialmente a livello locale. Quando appunto il vertice del gruppo criminale viene decapitato – si chiama Kingpin strategy, una strategia di derivazione USA – si lotta per la successione, si lotta per i territori e si riconfigurano i sistemi di corruzione. Guardando quello che sta succedendo e conoscendo le passate situazioni simili in Messico, la prospettiva non è rassicurante. Gli scontri di queste ore hanno fatto vedere che l'organizzazione criminale ha risposto in maniera importante e ha a disposizione un grande arsenale militare.

È un gruppo che, tra l'altro, a livello finanziario ha anche un patrimonio veramente molto elevato e può contare anche su più diverse cellule criminali che sono state inglobate all'interno del cartello. Il marchio del cartello di Jalisco è importante perché, come avevano fatto gli Zetas in passato, si sono messi a colonizzare i territori sfruttando le organizzazioni criminali minori che lavorano per il marchio CJNG.

Che ruolo hanno gli Stati Uniti in questa operazione contro il cartello di El Mencho? 

Gli Stati Uniti hanno contribuito a questa operazione dando supporto d’intelligence, all’interno di una più ampia collaborazione sul tema della sicurezza che dura da diversi decenni. In generale, analizzare il ruolo degli Stati Uniti non è mai facile perché la versione ufficiale è che i governi USA vedono in questi gruppi paramilitari una minaccia alla loro sicurezza interna. D’altra parte, però, le politiche antidroga sono sempre servite per favorire gli interessi statunitensi in America Latina. Da sempre gli USA hanno prediletto l’intervento militare e le politiche proibizionistiche mirate a controllare i territori in cui si produce la droga. A livello politico-diplomatico, quindi, gli USA hanno sempre influenzato il Messico su questo fronte. È anche importante sottolineare che gli Stati Uniti hanno classificato i cartelli messicani come gruppi terroristici. In questo modo gli Usa hanno più margini di manovra e maggiori libertà perché possono intervenire con il pretesto della guerra al terrore e della lotta alla criminalità organizzata transnazionale.

Cosa ci dovremmo aspettare nei prossimi giorni? 

Lo scenario peggiore che potremmo aspettarci è una sorta di guerra civile tra il clan e lo stato federale. Il cartello di Jalisco è di fatto un potere parallelo che governa ampi territori, spesso con il beneplacito di pezzi delle istituzioni. Tutto questo avviene, tra l’altro, a pochi mesi dall'inizio i mondiali calcio. Vicino a uno stadio in cui si giocheranno i mondiali era stata trovata una fossa clandestina. Jalisco è anche lo Stato con più persone scomparse, con più desaparecidos. La violenza potrebbe aumentare esponenzialmente, sia tra gruppi criminali che si contendono i territori (quando muore un capo è sempre un’opportunità per i gruppi rivali) sia verso le istituzioni, locali e federali. Le immagini che giungono dal paese non sono confortanti in questo senso.

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