Oltre un milione di persone, secondo le stime degli organizzatori della Societat Civil Catalana, ha invaso ieri le strade di Barcellona per dire no all'indipendenza della Catalogna dalla Spagna e a sostegno dell'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione per difendere l'unità del Paese. È l'esercito dei cosiddetti unionisti, i cittadini che rivendicano con forza la loro appartenenza a Madrid e che, in modo pacifico, hanno rivendicato il fatto che "il 38% non è la Catalogna", con riferimento ai risultati del Referendum svoltosi all'inizio dello scorso mese di ottobre. Numeri decisamente più limitati quelli invece forniti dalla polizia urbana che, in un tweet, parla di 300mila manifestanti al corteo.

Già sabato sera un centinaio di veicoli si sono diretti al porto di Barcellona per manifestare la solidarietà portando doni agli agenti della polizia spagnola e della Guardia Civil costretti a vivere su due navi da crociera attraccate al porto da quando è iniziata la crisi. Al porto non è stato concesso loro di accedere, per cui sono scesi dalle auto e hanno iniziato a sventolare bandiere spagnole e gridare slogan come "Non siete soli" e "Puigdemont in prigione". La tensione, dunque, rimane altissima. Intanto i vertici dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, hanno ordinato ai loro agenti di ritirare tutte le foto ufficiali dei membri del "Govern" destituito della Catalogna dai commissariati e dagli altri uffici della polizia regionale.

Chiesta l'incriminazione per Puigdemont

È arrivata oggi lunedì 30 ottobre per il presidente della Catalogna Carles Puigdemont, già destituito insieme ai suoi ministri alla fine della scorsa settimana subito dopo la dichiarazione di indipendenza, la richiesta di incriminazione. L'ex presidente della Generalitat della Catalogna e cinque suoi consiglieri, intendono chiedere l'asilo politico al Belgio, dove si trova attualmente Puigdemont. L'ex presidente catalano si trova nella capitale belga per incontri con i nazionalisti fiamminghi. Se non si dovessero presentare dinanzi ai giudici, rischiano la detenzione immediata, dai 15 ai 30 anni di carcere. La procura dello Stato spagnolo, ha chiesto l'incriminazione attraverso il procuratore generale Juan Manuel Maza, ma per il momento non è scattato l'arresto. La stessa richiesta è arrivata per la presidente del Parlamento catalano Carme Forcadell e per i membri dell'ufficio di presidenza. Intanto la Forcadell ha preso atto del fatto che il Parlamento catalano è stato sciolto e ha annullato la convocazione della riunione settimanale domani dell'ufficio di presidenza.

"Ci presenteremo alle elezioni per difendere le istituzioni e contro l'articolo 155", ha affermato dopo una riunione della direzione del Partito Democratico Europeo Catalano la segretaria Marta Pascal, riferendosi alla tornata elettorale del 21 dicembre, convocata da Madrid.

Puigdemont rimane in Belgio

Non ha alcuna intenzione di tornare in Catalogna, il presidente della Generalitat destituito da Madrid e attualmente incriminato per sedizione: "Non sono qui per chiedere asilo politico, ma per lavorare in libertà e sicurezza", dichiara Carles Puidgemont, raccontando per quale motivo ha deciso di fuggire in Belgio nel giorno in cui la procura Madrid ha formalizzato la richiesta di incriminazione accusandolo di reati per i quali rischia fino a 30 anni di carcere. "Tornerò in Catalogna quando mi verrà garantito un processo giusto, non è una questione con il Belgio, sono qui perché Bruxelles è la capitale europea e chiediamo una reazione dell’Unione perché la Spagna calpesta tutti i suoi valori fondanti come democrazia e libertà politica. La denuncia del procuratore spagnolo persegue idee e persone e non un reato".

Ok alle elezioni anticipate in Catalogna

"Il Pp e il Psoe hanno un problema enorme, di cui non vogliono assumersi la responsabilità politica, vogliono usare solo la repressione. Il governo spagnolo rispetterà i risultati, qualunque siano, delle elezioni del 21 dicembre? Dobbiamo saperlo, non deve esserci diseguaglianze, elettori di serie A e elettori di serie B", ha dichiarato Puigdemont dal Belgio.

​"Siamo qui e vogliamo ringraziare chi sta facendo sforzi personali per la Catalogna. Lavoriamo affinchè il partito popolare, quello socialista e Ciudadanos non demoliscano le istituzioni catalane e per impedire l'applicazione dell'articolo 155. Dobbiamo mantenere vivo il governo legittimo della Catalogna. Sempre che non le demoliscano, ci ritroveremo alle urne e rispetteremo il risultato del voto, chiediamo che Madrid faccia altrettanto".