Caso Silvia Campagna, in un video il momento in cui portano via il figlio di 4 anni. L’avvocata: “Scena brutale”
"Il modo in cui hanno prelevato il figlio di Silvia è disumano, non solo nei confronti di lei, ma dei bambini". Così, raggiunta da Fanpage.it, l'avvocata Rita Musella, descrive quello che si vede nel video girato lo scorso 26 maggio a casa di Silvia Campagna, quando la Polizia svedese è entrata nella sua casa per portare il figlio sotto la custodia dell'ex marito.
Da quel giorno, i bambini di 8 e 4 anni si trovano con il padre, la stessa persona che Campagna ha denunciato per violenze reiterate nel corso degli anni. Da ormai 119 giorni la donna non vede i suoi bambini e non sa quando potrà farlo. Adesso la sua legale annuncia di volersi rivolgere alla Corte europea dei diritti dell'uomo: "Stiamo valutando un ricorso d'urgenza. L'obiettivo è riportare i figli dalla madre prima che sia troppo tardi".
L'avvocata: "Il video? Certe cose devono essere viste"
Il 26 maggio, alcuni agenti di Polizia sono entrati in casa di Silvia Campagna per eseguire il provvedimento con cui l'autorità svedese ha disposto che i figli della donna dovessero andare sotto la custodia dell'ex marito. La testimonianza di quei momenti convulsi è conservata nei video delle telecamere di videosorveglianza. Si tratta di scene che l'avvocata Musella definisce "brutali". E aggiunge: "Le persone, anche chi di competenza, devono guardarlo perché certe cose non basta raccontarle, devono essere viste".
In quell'occasione i poliziotti portano via il figlio minore di Campagna, mentre la più grande era già stata prelevata fuori dalla scuola. Lei si oppone al procedimento: non vuole che le vengano portati via i figli, e soprattutto che vadano a una persona della quale aveva denunciato la brutalità. Lei viene tenuta ferma da un'agente a ridosso del divano nel soggiorno, la madre 62enne viene bloccata a terra all'ingresso da altri due, e intanto il bimbo esce in braccio a una quarta persona.
"Non è normale che succeda – spiega Musella – ma è una prassi anche in Italia quella di portare via i figli dai genitori con la forza. Non mi stupisce che anche in Svezia, essendo un paese europeo, possa succedere una cosa del genere".
Campagna e sua madre hanno denunciato l'accaduto sia in Svezia che in Italia, ma nel paese scandinavo il fascicolo è già stato archiviato. "È una modalità sbagliata e coercitiva – ribadisce Musella – ma nonostante questo fa parte della prassi processuale legittimata da giudici e assistenti sociali".
Si tratta dell'apice di un lungo percorso di abusi denunciato da Campagna in ambito familiare. Botte, violenza sessuale, sfuriate al termine delle quali veniva abbandonata per strada o al limitare dei boschi. Nonostante questo, è stata lei a perdere la custodia dei figli. Il problema, secondo la sua legale, è che le autorità non hanno riconosciuto tutti questi episodi come parte di un "reato di abitualità. Non hanno riconosciuto la continuità come invece facciamo noi in Italia, quindi molti reati sono caduti in prescrizione. Inoltre, il fatto che lei abbia lasciato la casa dove viveva con l'ex marito e cambiato scuola ai figli ha avuto il suo peso".
Le lacune, da parte dei Servizi Sociali svedesi, sono molte per l'avvocata che da venerdì ha ricevuto il fascicolo di Campagna sulla sua scrivania: "L'ex marito fa parte di una setta, questo è un altro elemento grave che non è stato considerato nella sua struttura personologica. Non c'è stata una consulenza tecnica che garantisca al meglio il contraddittorio".
Ora, Musella sta pensando di rivolgersi alle autorità internazionali: "Casi come questo e quello di Nessy Guerra bloccata in Egitto ci fanno porre degli interrogativi piuttosto forti, e a intervenire dovrebbero essere le autorità diplomatiche". Contattata da Fanpage.it, l'Ambasciata italiana in Svezia conferma di essere da tempo a conoscenza del caso di Silvia Campagna e di continuare a seguirlo, rimandando all'ufficio comunicazione della Farnesina per ulteriori dettagli.
"Nel caso di Silvia – continua l'avvocata – bisognerebbe far emergere in maniera molto chiara il tema della violenza di genere, e il fatto che l'autorità svedese ha preferito dare ragione all'uomo maltrattante piuttosto che alla donna".
La testimonianza di Silvia Campagna: "Mia madre bloccata a terra chiedeva un'ambulanza"
"Quel giorno la Polizia svedese si è presentata alla mia porta senza preavviso. Sono entrati in casa brutalmente, senza una figura di mediazione come uno psicologo. Mia figlia più grande, ha fatto 8 anni da pochi giorni l'avevano presa da scuola, quindi non ho neanche avuto tempo di salutarla. Mentre il piccolo è stato costretto a vedere la mamma e la nonna in quello stato", ricorda Campagna.
"Mi hanno buttata sul divano mentre mia madre veniva trascinata per le braccia. È una signora piccola, di 62 anni, gridava chiedendo un'ambulanza. Ha un'ernia e provava dolore. Quando siamo state entrambe bloccate, una donna è passata portando via mio figlio di 4 anni. L'ultima cosa che ha visto mio figlio quel giorno è stata la nonna buttata per terra, mentre la mamma sul divano veniva bloccata per i polsi dalla poliziotta".
Quando il piccolo è uscito, le due sono state liberate. "Hanno avuto il coraggio di dirmi che era stata colpa mia".