Carneficina su campo da calcio in Messico: 11 persone uccise dopo una partita a Salamanca

La partita era terminata da qualche minuto e il campo da calcio si era trasformato in un luogo di ritrovo. Famiglie, bambini, amici rimasti a chiacchierare dopo il match tra squadre locali. Poi, all’improvviso, l’arrivo di diversi veicoli. Uomini armati sono scesi e hanno aperto il fuoco in modo indiscriminato.
È accaduto domenica 25 gennaio a Salamanca, nello stato messicano centrale di Guanajuato. Almeno 11 persone sono state uccise e un’altra dozzina ferite quando i sicari hanno iniziato a sparare contro i presenti nel campo Cabañas, nel quartiere Loma de Flores. Testimoni raccontano di una raffica continua, di almeno un centinaio di colpi esplosi in rapida successione.
Tra le vittime ci sono anche una donna e un bambino. Il movente della strage non è ancora chiaro, come evidenzia anche la BBC, ma il contesto in cui si inserisce la sparatoria è quello di una violenza ormai sistemica in un Paese come il Messico. Solo un giorno prima, nella stessa città, cinque uomini sono stati uccisi e uno è stato rapito.
Salamanca si trova nello stato di Guanajuato, che lo scorso anno ha registrato il numero più alto di omicidi in tutto il Messico. Una regione segnata dalla presenza di gruppi criminali che si contendono il controllo del territorio e delle rotte illegali, in particolare quelle legate al furto di petrolio e carburante, ma anche al traffico di droga e alle estorsioni.
Secondo il sindaco di Salamanca, César Prieto, l’episodio si inserisce in una sequenza di violenze che negli ultimi giorni ha colpito duramente l’area. “Questo episodio si aggiunge all’ondata di violenza che purtroppo colpisce lo Stato e in particolare Salamanca”, ha dichiarato. Solo il giorno precedente, cinque persone sono state ammazzate nella comunità di Cuatro de Altamira e un’altra a San Vicente de Flores. La settimana prima, inoltre, è stata segnalata una minaccia di ordigno esplosivo in una struttura federale, in particolare all’ingresso numero quattro della raffineria Pemex.
Nel suo intervento, Prieto ha rivolto un appello diretto alla presidente della Repubblica, Claudia Sheinbaum, e alla governatrice dello Stato, chiedendo un sostegno concreto per “recuperare la pace, la tranquillità e la sicurezza che meritano le cittadine e i cittadini di Salamanca”.
Il contesto resta quello di un territorio diventato strategico per le attività della criminalità organizzata. Salamanca ospita una delle principali raffinerie della compagnia statale Pemex ed è da anni al centro di traffici legati al furto di carburante. Le gang bloccano le autobotti, perforano gli oleodotti e alimentano un mercato clandestino che si intreccia con il traffico di droga e le estorsioni.
Per gli analisti, molte delle azioni più sanguinose sono riconducibili allo scontro tra il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) e il Cartello di Santa Rosa de Lima (CSRL), una rivalità che ha contribuito a ridefinire gli equilibri criminali nello Stato di Guanajuato. Una guerra che non resta confinata al Messico: il contrabbando di carburante e il traffico di stupefacenti hanno proiezioni dirette anche verso gli Stati Uniti.
È su questo piano che la strage assume anche una dimensione politica. Il governo federale è impegnato da mesi in una campagna di repressione dei cartelli per dimostrare a Washington di avere il controllo della situazione. Donald Trump ha più volte minacciato interventi diretti contro i gruppi criminali messicani, sostenendo che governino intere aree del Paese. Claudia Sheinbaum ha respinto l’ipotesi di un’azione unilaterale statunitense, definendola una violazione della sovranità nazionale.
Negli ultimi giorni, tuttavia, il Messico ha intensificato la pressione sui cartelli: arresti di primo piano, la consegna agli Stati Uniti di decine di sospetti definiti “ad alto impatto” e un rafforzamento delle operazioni di contrasto. Una strategia che, secondo i dati ufficiali, ha contribuito a una riduzione degli omicidi a livello nazionale, ma che ha avuto anche effetti collaterali evidenti. L’indebolimento del cartello di Sinaloa ha lasciato spazio all’espansione del CJNG in altre regioni, Guanajuato compreso, rendendo territori come Salamanca ancora più esposti a improvvise escalation di violenza.