Cantante 25enne uccisa nell’ascensore di casa, dopo 45 anni polizia offre 1 milione di dollari per risolvere il caso

Dopo 45 anni, gli investigatori che indagano sulla morte di Haroula Kipouridou non si sono ancora arresi e promettono una ricompensa da 1 milione di dollari a chiunque fornisca informazioni utili per risolvere il caso. Il giallo risale al luglio del 1981, quando la polizia di Victoria, in Australia, ha rinvenuto il corpo della cantante residente a Richmond.
Dal giorno della scoperta del cadavere, le indagini non hanno però mai portato a una soluzione. La precedente ricompensa offerta dalla polizia ad eventuali collaboratori era di 50mila dollari ed era stata offerta 3 mesi dopo il decesso. La somma di 1 milione di dollari arriva 45 anni dopo l'inizio delle indagini.
Kipouridou aveva 25 anni al momento della sua morte e viveva nel sobborgo di Melbourne, dove lavorava come cantante. Nella notte del 3 luglio di 45 anni fa, dopo aver finito di lavorare in un albergo, era stata accompagnata a casa da due conoscenti e circa mezz'ora più tardi, il cadavere è stato trovato nell'ascensore del palazzo dove abitava. Poco prima di morire, la giovane aveva subito una violenza sessuale. Il caso non è mai stato risolto e nessuno è mai stato fermato o condannato per l'omicidio.
Secondo chi indaga, è ancora possibile risalire all'identità del killer. "Chi commette azioni simili – hanno sottolineato gli investigatori durante una conferenza stampa – rivela sempre quanto fatto a qualcuno. Speriamo che con questa ricompensa, le persone si decidano a farsi avanti".
La polizia di Victoria, infatti, non ha mai smesso di cercare. "Questo caso per noi è sempre stato all'ordine del giorno, anche nell'ottica della sicurezza per la comunità" hanno sottolineato le forze dell'ordine. "Il nostro scopo è quello di identificare i responsabili e chiamarli a rispondere del fatto. Vogliamo lanciare un segnale ai killer, se sono ancora lì fuori: non ci siamo mai arresi".
Dopo il ritrovamento del corpo nel luglio del 1981, le due persone che avevano riaccompagnato a casa la 25enne furono tra le prime ad essere ascoltate, ma non furono mai sospettate del delitto. Il loro racconto fu raccolto come testimonianza delle ultime persone che avevano visto la cantante in vita.
I due hanno spiegato di aver lasciato la giovane davanti alla sua abitazione poco prima della sua morte e di non aver notato presenze sospette. Dopo quell'interrogatorio, la polizia ha individuato nel corso dei mesi diversi sospettati, ma li ha sempre prosciolti senza mai arrivare a un arresto.