4.600 milioni di dollari. A tanto ammantano i danni materiali causati dalla drammatica esplosione dello scorso 4 agosto nel porto di Beirut. La stima compare nell'ultimo rapporto pubblicato dalla Banca Mondiale in collaborazione con le Nazioni Unite e l'Unione europea, oltre che con le autorità libanesi e le organizzazioni locali. A questo dato va sommato quello relativo alla perdita stimata per l'economia tra i 2.900 e i 3.500 milioni di dollari. Tra i settori più colpiti quello alimentare, dei trasporti e dei beni culturali. Per quest'anno e il prossimo si stima che per la ricostruzione dei beni pubblici saranno necessari tra i 1.800 e i 2.200 milioni di dollari. La Banca mondiale ha inoltre ricordato come il Libano, prima dei fatti del 4 agosto, stesse già affrontando una delle sue peggiori crisi economiche e finanziarie, alla quale va aggiunta una crisi monetaria, un'inflazione molto alta e gli effetti della pandemia da coronavirus. "Il disastro aumenterà la contrazione economica e aumenterà il tasso di povertà, che già stavano oltre il 45 per cento", si legge nel rapporto.

Beirut, la situazione un mese l'esplosione

Il numero di vittime causate dalla devastante esplosione nel porto della capitale libanese è salito a 190 e sono oltre 6.500 i feriti, ha riferito il governo libanese domenica. Secondo le autorità locali 3 persone risultano ancora disperse, mentre altre 300 sono rimaste senza casa e più di 50mila case sono rimaste danneggiate. Le autorità libanesi hanno affermato che la causa dell’esplosione è da attribuire allo stoccaggio improprio di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio nel porto di Beirut. Il governo libanese ha dichiarato lo stato di emergenza nella capitale e si è dimesso meno di una settimana dai fatti, a seguito delle crescenti pressione dell’opinione pubblica che ha portato in piazza migliaia di manifestanti, chiedendo al primo ministro Hassan Diab di lasciare il proprio incarico.