"Entro la fine del 2019 l'Isis potrebbe mettere a segno nuovi e violenti attacchi terroristici". A lanciare l'allarme è stata l'Onu, che in un rapporto basato sui dati dei servizi di intelligence di tutti i paesi membri, non esclude la possibilità che gli uomini del Califfato compiano nuovi attentati prima della fine dell'anno. Secondo il documento stilato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, in adempimento della risoluzione 2368 del 2017 con cui il Consiglio di Sicurezza varava nuove misure contro Al Qaeda e lo Stato Islamico, ci sarebbero infatti ben 30mila foreign fighter ancora vivi e pronti all'azione in tutto il mondo. Anche perché, con la caduta di Baghuz nel marzo del 2019, il gruppo terroristico guidato da Abubakr al Baghdadi ha solo rinunciato al suo radicamento territoriale. La roccaforte resta sempre l'Iraq ed è proprio qui che continuerebbe a organizzare i suoi piani per portare il terrore al di fuori dei suoi confini.

Dei 30mila foreign fighter ancora vicini all'Isis, ben duemila si troverebbero ancora sul suolo europeo. Altri ancora sono ospitati con le famiglie nei campi profughi della Siria, controllati dalle milizie locali ma con tutta probabilità disponibili a riprendere le armi non appena l’opportunità si presenti. Sempre secondo le Nazioni Unite, i programmi di de-radicalizzazione non sembrano dare risultati adeguati ed anzi i militanti che vengono fermati e messi in prigione formano pericolose cellule che diventano potenziali palestre di indottrinamento. Il rischio di nuovi attentati è reso ancora più concreto considerando il vasto patrimonio finanziario di cui gode il Califfato. "L'Isis – afferma l’Onu – ha accesso a fondi stimati tra 50 e 300 milioni di dollari e sta usando la propaganda per mantenere alta la reputazione del gruppo come principale marchio terroristico globale. Quando avrà il tempo e lo spazio per reinvestire in una capacità operativa esterna, l’Isis dirigerà e faciliterà gli attacchi internazionali, oltre agli attacchi ispirati al suo gruppo che continuano a verificarsi in molte località del mondo. L’attuale pausa di tali attacchi, pertanto, potrebbe non durare a lungo, forse nemmeno fino alla fine del 2019″.

Dunque, si tratterebbe solo di una questione di tempo. Per altro, l'Isis non è l'unica organizzazione terroristica da cui guardarsi le spalle. Anche Al Qaeda resta in corsa nonostante le cattive condizioni di salute di Ayman al Zawahiri e la morte presunta di Hamza bin Laden, figlio di Osama, che resta più radicata in zone come l’Africa occidentale, la Somalia, lo Yemen, l’Afghanistan e soprattutto la roccaforte siriana di Idlib, descritta dagli analisti come "la discarica più grande del mondo di combattenti terroristi stranieri".