L'oppositore russo Alexey Navalny è stato dimesso ieri dall'ospedale Charité di Berlino dove è stato ricoverato per ben 32 giorni, 24 dei quali in terapia intensiva, dopo il tentativo di avvelenamento di cui è stato vittima lo scorso 20 agosto. Lo ha annunciato lui stesso con una foto pubblicata sul proprio account Instagram ufficiale, confermando quanto comunicato dalla stessa struttura ospedaliera su Twitter. "Lo stato di salute del paziente è migliorato – hanno spiegato i dottori che lo avevano in cura – a tal punto che le cure mediche sono state interrotte. Una completa guarigione è possibile". In un comunicato, il nosocomio tedesco ha anche sottolineato che le possibili conseguenze a lungo termine di quanto è successo non possono però ancora essere valutate. Il leader anti-Putin ha poi fatto una dichiarazione d'amore alla moglie sempre tramite social: "Yulia, mi hai salvato, e lascia che lo mettano nei libri di testo di neuroscienze", ringraziandola per averlo assistito nella fase più buia del coma.

Navalny era stato ricoverato alla Charitè di Berlino il 22 agosto, dove era stato trasferito dalla Russia proprio per volere di sua moglie. Due giorni prima si era ammalato gravemente durante un volo interno in Russia, dalla Siberia verso Mosca. In Germania è stato poi riscontrato un avvelenamento da Novichok, confermato successivamente dai laboratori di Svezia e Francia. Ma il Cremlino ha da sempre rigettato l'accusa, affermando di non aver visto le prove secondo cui sarebbe stato avvelenato. Inizialmente i sospetti erano caduti sul tè che Navalny aveva bevuto in un bar dello scalo, prima di imbarcarsi. Ma ulteriori prove della presenza della neurotissina, come ha confermato il suo team, ci sarebbero su una bottiglia d'acqua rinvenuta nella sua stanza d'albergo a Tomsk, che Navalny avrebbe assunto poco prima di arrivare allo scalo.

Dove andrà ora l'oppositore russo non è ancora possibile saperlo. A quanto hanno riportato alcune fonti, il dissidente aveva parlato con un magistrato di quanto gli era accaduto dicendo anche che sarebbe voluto tornare in Russia non appena si fosse ripreso del tutto. "È pienamente consapevole delle proprie condizioni, è pienamente consapevole di quello che è successo ed è pienamente consapevole di dove si trova", aveva detto un funzionario a condizione di restare anonimo al New York Times. Intanto, il Cremlino ha dichiarato che non avvierà nessuna indagine per accertare quanto successo.