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A Davos non si noleggiano sci agli ebrei ortodossi, ma l’antisemitismo non c’entra

Nel comprensorio sciistico di Pischa, a Davos, nei giorni scorsi è stato affisso un cartello: “Non noleggiamo attrezzatura sportiva ai nostri fratelli ebrei”. Ma stavolta l’antisemitismo non c’entra nulla. Ecco perché.
A cura di Davide Falcioni
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"Non noleggiamo attrezzatura sportiva ai nostri fratelli ebrei". Sta facendo discutere, perché rievoca l'antisemitismo degli anni più bui del ‘900, il messaggio affisso all'esterno di un ristorante del comprensorio sciistico di Pischa, a Davos, Svizzera. Qui, come riporta il quotidiano 20 Minuten, domenica scorsa un ragazzo di 21 anni in vacanza, appartenente a una famiglia ebreo-ortodossa, si è avvicinato al locale, specializzato anche nel noleggio di attrezzatura sportiva, con l'intento di affittare per qualche ora degli airboard.

Il giovane però si è imbattuto all'ingresso con un testo scritto in caratteri ebraici: "A causa di vari incidenti molto fastidiosi, tra cui il furto di uno slittino, non noleggiamo più l'attrezzatura sportiva ai nostri fratelli ebrei. Questo vale per tutte le attrezzature sportive come slittini, airboard, sci e racchette da neve. Grazie per la vostra comprensione".

La polizia ha aperto un'inchiesta per incitamento all'odio

La foto del cartello, esposto in una città molto frequentata da turisti ebrei ortodossi, ha suscitato comprensibile indignazione e un certo allarme. La Federazione svizzera delle comunità israelite (FSCI) si è detta inorridita e lo stesso segretario generale Jonathan Kreutner, guarda caso in vacanza proprio a Davos, ha definito il messaggio "scioccante e chiaramente discriminatorio". E questo dal momento che il comportamento di alcuni individui ha finito per penalizzare un'intera comunità. Kreutner ha spiegato al Tages Anzeiger che la FSCI sta valutando se adire o meno le vie legali. "Tali generalizzazioni vanno troppo oltre" ha detto. Alla questione si è interessata anche la Polizia cantonale dei Grigioni che ha aperto un'inchiesta. L'ipotesi di reato è discriminazione e incitamento all'odio.

Le scuse del titolare e le sue motivazioni

Dopo le polemiche il titolare del ristorante si è scusato. Il cartello, che inizialmente era stato scritto in ebraico, è stato sostituito da uno in più lingue che illustra le condizioni per il noleggio dell'attrezzatura sportiva. Molti ospiti – ha comunque precisato il gestore del locale di Pischa – sono arrivati vestiti in modo inadeguato, hanno noleggiato le slitte, e sono più o meno scesi a valle. E poi se non riuscivano ad andare avanti, chiamavano il servizio di soccorso.

Tzniut e modestia nel vestire

Tali comportamenti potrebbero essere dovuti a uno stringente precetto religioso rispettato dagli ebrei ortodossi chiamato "tznius", concetto impiegato per descrivere sia il tratto caratteriale di modestia e di umiltà sia un gruppo di leggi religiose ebraiche relative al comportamento in generale, soprattutto tra i sessi. Il termine viene spesso utilizzato anche per le regole di abbigliamento, e proprio tali regole vieterebbero ai fedeli che intendono osservare la tznius di indossare abiti eccessivamente vistosi. Cosa è successo, quindi, a Pischa? Semplicemente che alcuni clienti di fede ebreo-ortodossa si sarebbero rifiutati di indossare abiti e scarpe adatte all'alta montagna.

Un ebreo ortodosso
Un ebreo ortodosso

Questa circostanza è stata confermata proprio dal noleggiatore accusato di antisemitismo: "Purtroppo non si tratta assolutamente un caso isolato, sono esperienze quotidiane che abbiamo dovuto fare". Secondo i responsabili della stazione di Pischa, alcuni turisti ebrei avrebbero preteso di poter noleggiare delle slitte pur senza le necessarie calzature da neve, per poi abbandonare le stesse slitte sulle piste e allertare i servizi di emergenza, nonostante non fossero rimasti feriti. "Non vogliamo più correre il rischio che uno di questi ospiti, prima o poi, causi un grave incidente".

Nessuna discriminazione religiosa, quindi, bensì una banale questione di sicurezza e responsabilità: "Se certi gruppi di turisti non vogliono rispettare le regole minime di decenza è un problema loro. Il fatto che non vogliamo più affittare loro nulla non ha nulla a che fare con la fede, il colore della pelle o le inclinazioni personali, ma solo con il fatto che non abbiamo più voglia di avere queste discussioni e attriti quotidiani".

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