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A 14 anni si tolse la vita per il bullismo nella chat della scuola: svolta nell’inchiesta tre anni dopo

Una ragazzina di 14 anni si tolse la vita a causa del cyberbullismo subìto dai compagni di scuola nella chat di gruppo. La svolta nell’indagine è arrivata dopo 3 anni dal suicidio della ragazzina della scuola JFS di Londra.
A cura di Gabriella Mazzeo
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A soli 14 anni, una ragazzina si è tolta la vita a causa del bullismo subìto in una chat di gruppo con i compagni di scuola. A fare luce sui motivi del suicidio dell'adolescente, le forze dell'ordine di Harrow, a nord-ovest di Londra. Secondo quanto reso noto dal quotidiano The Guardian, la 14enne è stata trovata morta in casa dal padre il 12 marzo del 2021. Accanto al corpo non sarebbe stato rinvenuto neppure un biglietto di addio e il tutto ha ulteriormente complicato le indagini che solo oggi arrivano a una svolta: alla base del gesto, vi sarebbe stato il cyberbullismo subìto dai compagni di classe.

Stando a quanto reso noto dal papà, la 14enne si era trovata esclusa da una delle chat create su Whatsapp dagli amici. Il gruppo creato dai ragazzini online aveva il titolo di "Squadra suicida", secondo quanto emerso dalle indagini, ed era finalizzato a prendere in giro la compagna 14enne.

A segnare un punto di non ritorno nella storia della teenager, la condivisione di un suo TikTok nella chat di gruppo creata dalla sua comitiva. "In questa chat – ha raccontato un adolescente alle autorità – i nostri compagni condividevano le foto delle ragazze della nostra scuola. Mandavano foto dai social o video di TikTok e le ridicolizzavano per il loro aspetto fisico". Secondo il piccolo testimone, i ragazzini condividevano tra loro anche fotomontaggi con i volti delle compagne di scuola sui corpi di attrici di film hard.

Per chi indaga, la ragazzina avrebbe ricevuto anche una serie di commenti negativi da parte dei compagni di scuola sotto i suoi TikTok. "Il tutto fino a quando – hanno spiegato i familiari – ha iniziato a non voler andare più a scuola, tanto da chiederci di cambiare istituto". Il padre della 14enne aveva concesso alla teenager la possibilità di valutare l'iscrizione a una nuova scuola, pur essendo rimasto all'oscuro del bullismo subito dalla figlia. Mentre valutava con lei altre possibili scuole però, la ragazzina stava già progettando il suo suicidio.

La mancanza di prove relative alla condivisione di immagini e filmati sulla chat di gruppo ha reso ulteriormente difficili le indagini per istigazione al suicidio. Dopo la morte dell'adolescente, l'ex vicepreside della scuola JFS, il rabbino Howard Cohen, avrebbe chiesto ai ragazzini di chiudere il gruppo dopo il suicidio della ragazzina. Secondo la presidenza, però, l'Istituto non era a conoscenza dell'esistenza di chat contro un'alunna prima della morte della 14enne.

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