Esiste una piccola città nel cuore del Cilento, oggi compresa nel Parco nazionale del Vallo di Diano e Alburni, che ha una storia illustre ed affascinante: si tratta dell’antica colonia greca di Elea, dove parecchi secoli fa, ancora prima di Socrate e Platone, gli uomini iniziarono a discutere del mondo, dei suoi principi e delle sue cause, e ad interrogarsi sul senso più profondo della natura: fu proprio qui, in questa piccola città della Magna Grecia, che nacque la Filosofia.

La fondazione di Elea, che secoli dopo verrà ribattezzata Velia dai romani, affonda le sue radici nelle mitiche storie tramandate da Erodoto e Strabone: fu una delle prime colonie del sud Italia ad essere raggiunta dai Focei, popolazione greca che per prima fu capace di solcare il mare per lunghe distanze. Nasce così, nel VI secolo a. C., la città di cui i resti ancora oggi visibili attestano l’esistenza: una lunga guerra con le popolazioni autoctone, e le suggestioni di un oracolo divino, resero il mito della sua fondazione uno dei più autorevoli di tutta l’antichità. Autorevolezza che Elea conquistò anche per un altro grande primato: fu la prima città lontana dalla Grecia in cui si iniziò a parlare di filosofia.

Senofane, Parmenide e Zenone: i filosofi di Elea

Mentre nella madrepatria greca i filosofi iniziano a pensare la natura attraverso principi fisici, come l’aria era stata per Anassimene o l’acqua per Talete, nelle colonie il sentimento dell’uomo intorno al creato assume delle caratteristiche molto particolari: ed è proprio ad Elea, nel VI secolo, che questo sentimento si trasforma in filosofia. Prima con Senofane, ritenuto il “padre” della scuola eleatica, e poi con Parmenide e Zenone, si inizia a parlare di ragione ed esperienza come due facce dello stesso immutabile principio che sta alla base del mondo.

È una filosofia antica, legata in modo molto particolare al mondo sensibile: l’uomo non ha ancora scoperto se stesso, lo farà con Socrate, e i saggi di Elea trovano un modo tutto loro per spiegare il senso del mondo. Non esistono dei antropomorfi, sostiene Senofane, e il principio unico ed eterno che governa il mondo può essere interrogato soltanto da pochi eletti, continuerà Parmenide. Si tratta di una filosofia che ancora molto deve al legame con gli antichi testi poetici e oracolari, e di cui conosciamo troppo poco per comprenderne appieno la portata.

Achille e la tartaruga: così nasce la filosofia

In questa piccola cittadina greca si continuerà per anni a discorrere di verità, opinioni, opposti ed essenza, e la voce forse più originale che oggi possediamo a riguardo fu quella di Zenone: incubo di tutti gli studenti di filosofia alle prime armi, e celeberrimo “aneddoto” filosofico, è quello della tartaruga e di Achille. Questo aneddoto, che è più un esperimento mentale in effetti, è esplicativo dell’originalità e della nemmeno tanto velata ironia che questo filosofo usava per smontare, pezzo dopo pezzo, le opinioni altrui. Un’avversione verso l’autorità e le imposizioni che gli costerà cara: Zenone morirà, infatti, durante le torture inflittegli per aver cospirato contro uno dei tiranni della Magna Grecia.

I filosofi precedenti avevano “teorizzato” che lo spazio, inteso come il vuoto che ci circonda, fosse infinitamente divisibile. Ogni piccolo pezzetto di spazio che ci separa dallo schermo del nostro pc, ad esempio, sarebbe misurabile e di conseguenza divisibile in infiniti e più piccoli frammenti di spazio. Ebbene Zenone, a cui questa teoria non piaceva neanche un po’, inventò il curioso esperimento di Achille e della tartaruga: immaginiamo una gara fra il piccolo rettile notoriamente lentissimo e l’eroico piè veloce omerico. Se la teoria dell’infinità dello spazio e del movimento fosse vera la tartaruga, a cui è stato gentilmente concesso un passo di vantaggio nella corsa per ovvi motivi, vincerebbe inaspettatamente la gara: Achille si troverebbe sempre indietro, costretto a ripercorrere l’infinità di porzioni che lo separano da lei senza mai riuscire a raggiungerla.