Troppi costi e pochi ricavi, a rischio oltre mille uffici postali

Ben presto, soprattutto nei piccoli comuni o nelle periferie e frazioni minori, i cittadini potrebbero dire addio all'invio di pacchi, raccomandate, e agli sportelli per pagare le bollette e riscuotere la pensione. Non si tratta di una rivoluzione elettronica ma di un ben più banale piano di riorganizzazione di Poste Italiane che, in base ai costi e ricavi degli sportelli sul territorio, valuta in oltre mille gli uffici postali a rischio chiusura. Dalle Poste si affrettano ad assicurare che nessuna iniziativa in tal senso è ancora stata presa e che si tratta solo di un'indagine per valutare l'economicità di alcuni sportelli sul territorio nazionale. Come ha chiarito l'amministratore delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi, "quel report è una lista che siamo obbligati a inviare ogni anno all'autorità di riferimento, cioè all'Agcom" precisando però che effettivamente gli sportelli nell'elenco non raggiungono i requisiti economici previsti dall'azienda.
Da Poste Italiane assicurano che per il momento nessuna chiusura è in vista – Anche se non immediato, il rischio chiusura dunque è concreto, con tutte le conseguenze del caso. Nel piano di riorganizzazione di Poste Italiane per molti di questi sportelli è prevista una trasformazione in centri multiservizi tramite accordi con gli enti locali, ma è evidente che non tutti potranno essere salvati. Insomma nei comuni dove gli sportelli si trasformeranno ad esempio anche in servizio anagrafe, uffici comunali e così via c'è possibilità che restino funzionanti, altrimenti la chiusura appare inevitabile. Interessati a questa revisione sono 1156 uffici postali a cui si devono aggiungere altri 638 uffici che dovranno subire una razionalizzare del lavoro attraverso una riduzione dell'orario e dei giorni di apertura con conseguenti ripercussioni sui cittadini ma anche sul personale.
Sindacati e Anci in allerta per le conseguenze delle chiusure – Il capitolo dipendenti è un altro dei nodi da sciogliere visto che l'eventuale chiusura anche di una parte di questi sportelli postali creerà molti esuberi. I sindacati Slp-Cisl e Slc-Cgil sono già in allerta affinché i 1763 esuberi già previsti non si trasformino in una platea ancora più ampia. Ma la notizia di questa ristrutturazione di Poste italiane non piace nemmeno ai Comuni con l'Anci che chiede di garantire ad ogni modo il servizio minimo essenziale anche nei piccoli comuni già colpiti duramente da ritardi nei recapiti.