Il decreto che dovrà mettere in campo il taglio del cuneo fiscale è atteso tra la fine del mese di gennaio e l’inizio di quello di febbraio. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, potrebbe incontrare i sindacati già venerdì, non prima di aver messo a punto una linea condivisa di maggioranza, come richiesto dal viceministro – in quota M5s – Laura Castelli. Intanto, comunque, iniziano a delinearsi alcune novità sulla modulazione del taglio del cuneo fiscale. In totale potrebbero essere coinvolti 15 milioni di lavoratori a partire da luglio. Tra di loro ci dovrebbero essere coloro i quali ricevono il bonus degli 80 euro di Renzi: la cifra mensile, però, potrebbe salire da 80 a 100 euro. Un’ipotesi ventilata da Repubblica e confermata anche dal Corriere della Sera, che inoltre aggiunge che sopra i 26mila euro di reddito il taglio varrebbe 80 euro e non 100 come per chi si trova tra gli 8mila e i 26mila.

Cuneo fiscale, il taglio fino a 40mila euro di reddito

Rispetto al bonus Renzi, ricorda ancora Repubblica, la novità è che il ceto medio, finora escluso, rientrerebbe nel taglio con l’inclusione di chi percepisce redditi fino a 35mila euro. E non solo, perché il governo sta pensando di andare oltre, con una graduale riduzione del bonus dai 35mila ai 40mila euro di reddito. Per quasi tutti i beneficiari il taglio del cuneo diventerebbe una detrazione fiscale, tranne per chi ha un reddito fino a circa 15mila euro non avendo una capienza sufficiente per ottenere la detrazione: per loro rimarrebbe sotto forma di bonus.

La maggioranza divisa sul taglio del cuneo fiscale

Altra ipotesi a cui pensa il governo è quella di un superbonus vacanze, da inserire nella busta paga di luglio, con un importo da 120 a 480 euro, secondo quanto scrive ancora Repubblica. Prima dell’incontro con i sindacati Gualtieri dovrà trovare la quadra anche all’interno della maggioranza. Il Movimento 5 Stelle vorrebbe lasciare fuori dal beneficio chi già prende gli 80 euro (quindi rinunciare all’aumento di venti euro mensili) e gli incapienti, raggiunti già dal reddito di cittadinanza. Inoltre l’idea pentastellata è quella di inserire questa misura all’interno di una riforma complessiva con la rimodulazione delle aliquote da cinque a tre. Il Pd, d’altro canto, sta valutando se far rientrare anche gli incapienti (solamente quelli che non percepiscono già il reddito di cittadinanza) a scapito di chi riceve gli 80 euro. Inoltre sono sempre i dem a voler puntare su un’estensione della platea fino a 40mila euro di reddito, anche se con le cifre attualmente stanziate (tre miliardi per il 2020, cinque per il 2021) sembra difficile poter andar oltre la fascia dei 35mila.