Tra i tanti dossier aperti e che lasciano in bilico la maggioranza c’è anche quello delle pensioni e del superamento della quota 100. L’anticipo pensionistico per chi ha almeno 62 anni di età e 38 di contributi versati sembrava essere dato ormai per assodato, ma a rimetterlo in discussione è il ministro per la Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, esponente del Movimento 5 Stelle che la quota 100 l’ha introdotta quando era al governo con la Lega. Il messaggio di Dadone, dai microfoni di Raio Radio uno, è chiaro: “Per noi quota 100 resta, è importante e ci teniamo a mantenerla in piedi”.

La quota 100 è stata introdotta in via sperimentale per tre anni e scadrà alla fine del 2021: l’intenzione del governo sembrava essere quella di non rinnovare la misura alla sua scadenza, ma le parole del ministro per la Pa lasciano intuire uno scenario diverso. Che la stessa Dadone spiega: “Si potrà eventualmente valutare se portarla a quota 101, ma sono valutazioni preliminari. Il trenino di prova di quota 100 rimane dov’è”. Dalle parole del ministro, però, non si capisce se l’intenzione sia semplicemente quella di confermare la quota 100 per il prossimo anno (quindi come previsto dall’iniziale scadenza) o se prorogarla anche dopo il suo termine.

La prima opzione sembra la più percorribile, stando anche alle parole del viceministro all’Economia, Antonio Misiani, secondo cui la “quota 100 finirà nel 2021: stiamo dialogando con le forze speciali per mettere in campo un meccanismo di flessibilizzazione dell’età di pensionamento che sia strutturale”. Le critiche di Misiani, esponente del Pd, all’anticipo pensionistico vengono ribadite a margine di un evento a Milano: “Quota 100 è stata venduta da Salvini come una riforma della Fornero, ma in realtà era una misura assolutamente transitoria. Vogliamo costruire un sistema pensionistico che vada al di là della Fornero con un meccanismo più equo e anche più sostenibile dal punto di vista finanziario di quanto non sia stata quota 100”.