Il limite di denaro che può essere utilizzato in contanti per eseguire le transazioni è stato innalzato a 3.000,00 euro a seguito dell'entrata in vigore della legge 208/2015. A tal proposito l’avvocato Daniele Paolanti a risposto ad alcune importanti domande in materia per lo Studio Cataldi. Innanzitutto, qual è il limite di denaro che può essere utilizzato in contanti? “Non ci sono limiti alle somme che possono essere prelevate o versate da un utente presso un istituto di credito, ma il limite di 3.000 euro si pone per quanto riguarda le operazioni che possono essere compiute verso un soggetto terzo, poiché in tal caso si rivelerebbe necessario usare forme di pagamento come il bonifico o la carta di credito ecc. (strumenti che siano comunque tracciabili)”, spiega il legale. Il motivo per cui è possibile depositare oltre 3mila euro è legato al fatto che somma non esce dalla disponibilità del correntista, ma resta nella sua esclusiva titolarità anche se consegnata ad una banca. Se invece la predetta somma viene impiegata per un pagamento dovranno essere utilizzati strumenti tradizionali che garantiscano la tracciabilità.

La legge di stabilità del 2016 ha stabilito il divieto di trasferimento di denaro contante, di libretti di deposito bancari o postali al portatore oppure di titoli al portatore in euro o in valuta estera, realizzato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, se le predette somme eccedano i 3.000 euro. Stando alla nuova normativa, si legge – “risultano dunque ammissibili, anche se dovessero essere superiori a 3.000 euro, tutta una serie di operazioni, tra le quali i prelievi o i versamenti in contanti effettuati presso gli sportelli bancari o postali poiché non sono effettuate verso un soggetto terzo ma nei confronti di un intermediario abilitato (e rimangono comunque nella disponibilità del titolare); i pagamenti rateali, purché risultino da un piano di ammortamento che sia stato previamente accordato tra le parti e che risulti comunque da un documento scritto (o anche nella fattura); l'acconto o la caparra”.

Anche i prelievi di somme superiori ad euro 3.000,00 possono essere concessi dall'istituto bancario o postale. Per quanto l'addetto potrebbe, al momento dell'operazione, richiedere le motivazioni che abbiano indotto al prelievo. “Successivamente – spiega l'avvocato Paolanti – potrebbe essere inoltrata la comunicazione all'Unione Informazione Finanziaria (UIF), organo di natura amministrativa. Se l'ente ha il fondato sospetto che il denaro prelevato possa essere impiegato per finalità di riciclaggio può trasmettere le informazioni alla Procura della Repubblica”.