Licenziamenti bloccati per cinque mesi e cassa integrazione che può arrivare fino a 18 settimane. Sono queste due delle principali novità introdotte dal decreto Rilancio a tutela dei lavoratori italiani colpiti dall’emergenza Coronavirus. Il governo ha stabilito di sospendere i licenziamenti, anche quelli per giustificato motivo oggettivo, per cinque mesi: finora era previsto per due, se ne aggiungono quindi altri tre. Allo stesso modo Naspi e disoccupazione dei collaboratori vengono prorogati per altri due mesi. Cambia anche il meccanismo della cassa integrazione, che viene estesa ma anche semplificata, per permettere un’erogazione immediata ai lavoratori tramite l’Inps.

Come funziona la cassa integrazione per il Covid

La cassa integrazione viene estesa per una durata massima di 18 settimane, da suddividere in due diversi periodi. Dal 23 febbraio al 31 agosto è possibile usufruire di 14 settimane di cig (nove più cinque aggiuntive per chi le ha esaurite), a cui aggiungerne ulteriori quattro da sfruttare dal primo settembre al 31 ottobre. Viene, in totale, allungata di nove settimane la cassa integrazione. Se per la cig ordinaria finora sono state pagate quasi l’85% delle domande, diversa è la situazione per la cassa in deroga. Il datore di lavoro ora potrà rivolgersi direttamente all’Inps, evitando il passaggio per le Regioni ed eventuali rallentamenti che finora si sono registrati. L’Inps si impegna a erogare, entro 15 giorni, un anticipo dell’assegno del 40%.

Per la cassa integrazione ordinaria e l’assegno ordinario le settimane saranno distribuite così come detto e potranno accedere i datori di lavoro che sospendono o riducono la propria attività a causa del Covid. Diversa è la cassa integrazione per il settore turismo, con le quattro settimane aggiuntive che possono essere usufruite anche prima di settembre. Per la cassa integrazione salariale operai agricoli (Cisoa), invece, si prevede una deroga ai limiti di fruizione del trattamento che può essere concesso per un periodo massimo di 120 giorni, dal 23 febbraio al 31 dicembre 2020.

Il blocco dei licenziamenti per cinque mesi

Si estende a cinque mesi il divieto di licenziamento previsto dal decreto Cura Italia: non si potranno quindi applicare licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo, così come quelli collettivi. Vengono sospese tutte le procedure di licenziamento in corso per giustificato motivo. Inoltre al datore di lavoro viene concessa la possibilità, nel caso in cui abbia licenziato per giustificato motivo dal 23 febbraio al 17 marzo, di revocare l’operazione facendo una richiesta di cassa integrazione salariale in deroga per il lavoratore in questione. In questo caso si ripristina il rapporto di lavoro senza oneri né sanzioni per il datore di lavoro.