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Inflazione record in Italia, +8,4% sui prezzi ad agosto: cosa significa e quali sono le conseguenze

Secondo gli ultimi dati Istat, ad agosto 2022 l’inflazione italiana ha toccato l’8,4% su base annua: non succedeva dal 1985. In particolare, sono aumentati i prezzi dei beni energetici non regolamentati e dei beni alimentari lavorati. Vediamo cosa comporta e quali sono le previsioni per il futuro.
A cura di Daniela Brucalossi
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L'inflazione galoppante sta preoccupando i consumatori di tutto il mondo, italiani compresi. Infatti, secondo le stime preliminari Istat del mese di agosto 2022 "l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,8% su base mensile e dell’8,4% su base annua (da +7,9% del mese precedente)".  L'inflazione in Italia non raggiungeva l'8,4% dal dal 1985: un ulteriore record negativo rispetto ai livelli toccati lo scorso giugno, quando il dato inflazionistico aveva toccato l'8%, mai così alto dal 1986.

Cosa significa inflazione e perché i prezzi aumentano

L'inflazione è l'aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che porta alla diminuzione del potere d'acquisto dei cittadini e alla riduzione del valore della moneta nel tempo. Questi fenomeni condizionano fortemente le politiche monetarie delle banche centrali.

Negli ultimi mesi i prezzi sono cresciuti vertiginosamente per varie ragioni. Ancora prima dello scoppio della guerra in Ucraina, una delle cause che ha cominciato a innescarne l'aumento è stata la rapida ripresa delle attività economiche dopo la pandemia, che ha comportato, da una parte, un boom nella domanda di molto materie prime e il loro conseguente aumento di prezzo, e dall'altra forti problematiche nelle catene di approviggionamento dei beni, facendo lievitare il costo dei trasporti delle merci e creando spesso blocchi alla produzione delle aziende.

La ripartenza improvvisa delle attività produttive ha innescato anche l'aumento dei prezzi dei beni energetici, aggravatosi ancora di più dopo lo scoppio della guerra in Ucraina lo scorso febbraio. La tensione geopolitica generata dal conflitto ha portato a parziali riduzioni delle forniture di gas da parte della Russia ma, in particolare, ad aspettative negative riguardo la futura disponibilità, che hanno inciso sulle quotazioni di mercato. L'aumento del prezzo del gas ha avuto un impatto anche sul costo dell'energia elettrica, prodotta in parte utilizzando il gas naturale.

La guerra in Ucraina ha anche causato il blocco dell'esportazione delle materie prime come grano e mais, portando a un loro ulteriore forte rincaro.

Quali sono gli effetti dell'inflazione sulla nostra vita

Secondo gli ultimi dati Istat, su base annua hanno subito un forte rincaro i prezzi dei beni (da +11,1% a +11,8%) mentre è rimasto sostanzialmente stabile l'incremento di quelli dei servizi (da +3,6% a +3,7%).

L'accelerazione dell'inflazione italiana su base tendenziale, ovvero rispetto allo stesso mese dello scorso anno, è causata prevalentemente dall'aumento dei prezzi dei beni energetici (la cui crescita passa da +42,9% di luglio a +44,9% di agosto) ) e, in particolare, da quello dei beni energetici non regolamentati, ovvero i carburanti per gli autoveicoli (da +39,8% a +41,6%).  Invece, i prezzi dei beni energetici regolamentati, come le tariffe per l’energia elettrica e il gas di rete per uso domestico, continuano a registrare una crescita molto elevata ma stabile a +47,9%.

Un altro caro prezzo impattante sul dato inflazionistico è quello dei beni alimentari lavorati, come i succhi di frutta, gli insaccati e i prodotti surgelati (da +9,5% a +10,5%) e dei beni durevoli, come le auto e gli elettrodomestici (da +3,3% a +3,9%).  Si abbassano, invece, i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +8,9% a +8,4%).

L'inflazione in Europa e negli Usa, i dati degli altri paesi

Secondo le stime dell'Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione Europea, ad agosto l'inflazione annuale tendenziale dell'area euro si attesta al 9,1%, in crescita rispetto all'8,9% di luglio. In Italia, invece, il dato tendenziale è del 9%, contro l'8,4% di luglio. Un risultato peggiore di quello della Germania (8,8%), del Lussemburgo (8,6%) e della Francia (6,5%) ma migliore di quello della Spagna (10,3%), della Grecia (11%), del Belgio (10,5%) e dell'Olanda (13,6%).  I peggiori in classifica sono i paesi baltici, che registrano tassi compresi tra il 20% e il 25%.

Nel 2023 frena l'inflazione ma anche la crescita economica

Secondo le previsioni della Commissione Europea, l'inflazione  nell'eurozona subirà una frenata nel 2023: si dovrebbe attestare, infatti, al 4,0% contro il 7,6% del 2022. Rispetto ai dati stimati durante la scorsa primavera (6,1% per il 2022 e 2,7% per il 2023) si registra quindi un peggioramento. Decrescono anche le stime di crescita econonomica: se la primavera scorsa segnavano un 2,7% per il 2022 e un 2,3% per il 2023, attualmente si attestano a 2,6% per il 2022 e 1,4% per il 2023.
L'Italia è il Paese che dovrebbe registrare la più bassa crescita economica dell'eurozona nel 2023: solo lo 0,9% contro il dato dell'1,9% delle previsioni dello scorso maggio.

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