Hanno raccolto più anni di contributi pensionistici che non anni di lavoro. Un caso raro, si direbbe. E invece i dati comunicati dagli osservatori statistici dell'Inps lasciano emergere un quadro ben diverso: sono ben 471.545 i pensionati italiani da almeno 37 anni che ricevono un assegno di vecchiaia, di anzianità contributiva o ai superstiti. Quasi mezzo milione di italiani prende la pensione da prima del 1980. Sono invece più di 700mila le persone che percepiscono una pensione da almeno 35 anni, ovvero dal 1982 o prima.

In questi dati non sono inclusi i trattamenti di invalidità e le pensioni sociali. Per quanto riguarda la divisione tra pubblico e privato, delle 471mila pensioni da oltre 37 anni buona parte viene dal privato, con 413mila, contro le 58mila pubbliche. La decorrenza delle pensioni liquidate prima del 1980 è di 49,9 anni per la vecchiaia e 46,4 per l’anzianità. Il che evidenzia come le persone che hanno pensioni da così tanti anni sono andate a riposo prima e sono quindi ancora in vita non per particolari casi di longevità ma per aver lasciato il lavoro molto presto.

Nel settore pubblico il dato risente delle baby pensioni, cioè dei casi di lavoratori che hanno lasciato il loro incarico con 20 anni di contributi o meno (per le donne con figli parliamo di 14 anni e sei mesi). Per il settore privato l’importo medio degli assegni liquidati prima del 1980 è di 807 euro mensile per la vecchiaia, 526 per i superstiti. Mentre per il pubblico l’importo medio è decisamente più alto, oltre il doppio (arriviamo sopra i 1.660 per la vecchiaia e i 1.465 per l’anzianità). Inoltre, sono superiori ai mille euro medi anche le pensioni a superstiti per il settore pubblico.