21 Settembre 2021
15:22

In Italia aumentano i lavoratori dipendenti, ma meno dell’1% ha contratti più lunghi di un anno

La nota trimestrale dell’Istat sulle tendenze dell’occupazione nel secondo trimestre del 2021 rivela come sia cresciuto il lavoro dipendente soprattutto nei settori dei servizi e delle costruzioni. Tuttavia più del 35% dei contratti non sono più lunghi di 30 giorni e solo lo 0,6% supera un anno di durata.
A cura di Giuseppe Pastore

In Italia l'occupazione da lavoro dipendente riporta un segno positivo nel secondo trimestre del 2021. In particolare, i settori in cui si registra la crescita maggiore di occupati sono quelli dei servizi e delle costruzioni, come rivela la nota trimestrale sulle tendenze dell'occupazione realizzata da Istat, Ministero del Lavoro, Inps, Inail e Anpal. In linea generale, il documento segnala come, nel secondo trimestre del 2021, l'input di lavoro sia aumentato del 3,2% in più del trimestre precedente e del 18,3% rispetto allo stesso periodo del 2020. L'occupazione, invece, mostra una crescita sia in termini congiunturali (rispetto al primo trimestre del 2021), sia in termini tendenziali (rispetto al secondo trimestre del 2020). In entrambi i casi i segnali migliori arrivano dall'occupazione dipendente che aumenta, in particolare modo, nell'industria e nei servizi.

Come cresce il lavoro dipendente a tempo determinato

Rispetto al primo trimestre del 2021, l'Istat segnala una crescita del +1,7% dei lavoratori occupati e in particolare un aumento dello 0,6% di posizioni lavorative nel settore extra-agricolo che si traduce in 11mila posizioni lavorative in più nel settore dell'industria (pari al +0,3%), in 42mila posizioni lavorative in più in quello dei servizi (pari al +0,5%) e in 30mila posizioni lavorative in più nelle costruzioni (pari al +3,2%). I dati, confrontati con il trimestre precedente, rivelano che la crescita riguarda in particolar modo i lavoratori dipendenti con 153mila posizioni lavorative in più negli ultimi tre mesi, mentre nel primo trimestre del 2021 erano state 63mila. Guardando alla durata contrattuale, il 35,1% delle posizioni lavorative ha una durata massima di 30 giorni, il 37,3% da due a sei mesi e solo lo 0,6% supera un anno di durata. La crescita del lavoro dipendente, spiega la nota trimestrale dell'Istat, è dovuta alla combinazione di due fattori: da un lato ad un rallentamento nell'aumento delle posizioni lavorative a tempo indeterminato rispetto ai primi tre mesi dell'anno e dall'altro ad una significativa ripresa delle posizioni lavorative a tempo determinato che nel secondo trimestre sono state 111mila in più rispetto al calo (-71mila) del primo trimestre. Lo stesso andamento si registra anche per quanto riguarda la crescita dell'occupazione dipendente rispetto al secondo trimestre del 2020. In termini tendenziali, infatti, c'è stata una crescita del 3,6% di posizioni lavorative nei settori dell'industria e dei servizi. In particolare, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sono state 754mila in più le posizioni lavorative nei settori delle costruzioni e dei servizi, con una crescita particolare nei comparti dell'istruzione e dei servizi alle famiglie.

Calano i lavoratori indipendenti e crescono quelli a chiamata e intermittenti

Nel secondo trimestre del 2021 il lavoro indipendente, confrontato con la situazione del primo semestre dello stesso anno, risulta essere cresciuto dello 0,7% corrispondente ad un aumento di 33mila occupati. Confrontando i dati su base annua, tuttavia, il lavoro indipendente continua a diminuire con un calo dello 0,4% e di 21mila occupati in meno rispetto allo scorso anno. Al contrario, crescono in maniera sostenuta sia i lavoratori in somministrazione che quelli a chiamata o intermittenti. L'Istat, infatti, segnala come dopo un calo protrattosi da gennaio 2019 al terzo trimestre del 2020 il numero dei lavoratori in somministrazione sia cresciuto del 39% solo nel secondo trimestre del 2021. È cresciuto ancora di più, invece, il numero dei lavoratori a chiamata o intermittenti che sono il 63,8% in più rispetto ad un anno fa. Nessuna variazione, infine, è stata rilevata per i contratti di prestazione occasionale che da gennaio a giugno 2021 sono stati gli stessi del 2020.

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