Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha tagliato le stime di crescita per l'Italia. "L'economia globale è ora in un rallentamento sincronizzato in parte a causa delle crescenti barriere commerciali e delle tensioni geopolitiche", si legge nell'ultima edizione del World Economic Outlook presentata oggi a Washington. Uno scenario di per sé sfavorevole che si vede aggravato nella specificità italiana. Il Fondo avverte: per il nostro Paese "é particolarmente cruciale impegnarsi credibilmente su un sentiero di discesa del debito pubblico nel medio termine a causa dell’ampiezza del debito e del fabbisogno lordo di finanziamento".

Secondo il Fmi, il Pil italiano nel 2019 resterà fermo allo 0.0%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto alle ultime previsioni stilate a luglio. Nel 2018 le stime di crescita erano state dello 0,9% e per il 2020 si calcola invece un +0,5%. Anche le aspettative per il prossimo anno sono quindi state rivisitate e diminuite di 0,3 punti percentuali. Per quanto riguarda il deficit italiano, la stima del Fmi è del 2% del Pil per il 2019: un dato in crescita nei prossimi anni, con in 2,5% per il 2020 e un 2,6% per il 2021. Il rapporto debito/Pil toccherà quindi il massimo del 134% proprio nel 2021.

La revisione, spiega il Fondo, è dovuta all'andamento negativo dei consumi privati, ad uno stimolo fiscale ridotto e anche al fragile contesto globale. Infatti, tutti i principali Paesi dell'Eurozona hanno visto le proprie stime di crescita ridotte dalle ultime previsioni del Fondo monetraio internazionale. Il Pil della zona Euro, infatti, stabilito al +1,2% per quest'anno vede una riduzione di 0,1 punti percentuali rispetto alle ultime stime. Secondo il Fmi, i Paesi con un elevato debito pubblico (come lo sono anche la Francia e la Spagna) dovrebbero "ricostruire gradualmente buffer fiscali al tempo stesso tutelando gli investimenti". Come detto, questo vale in modo particolare per l'Italia, in cui l'altissimo debito pubblico rappresenta una variabile importante di insicurezza economica nel Paese. A livello globale, invece, si prevede un +3% per il 2019, con un taglio di due decimi sulle previsioni precedenti, e un +3,4% per il prossimo anno, con un solo decimo in meno rispetto agli ultimi calcoli.