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Opinioni

Il disastro di Stellantis racconta alla perfezione chi sono i veri nemici dell’Italia

Lo stop alla gigafactory di Termoli e il successivo crollo in Borsa sono l’ultima beffa per l’Italia. Piccolo promemoria di come si è arrivati qui, alla crisi senza fine dell’auto in Italia.
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Seguiteci bene, che questa storia è molto istruttiva.

È la storia di un’azienda – Stellantis, quella che un tempo si chiamava Fiat – che ha appena perso un sacco di soldi in borsa – circa il 25% in un giorno solo – perché ha annunciato rettifiche di bilancio pari a 22 miliardi circa. In questa svolta a U, assieme ad altre aziende cui si è associata, ha anche rinunciato a dar vita a una gigafactory per la produzione di batterie per le auto elettriche a Termoli, in Molise.

In questa fabbrica dovevano trovare lavoro circa 1800 persone tra i dipendenti dello stabilimento di Termoli di Stellantis, che è da anni in crisi, con parecchi dipendenti in cassa integrazione. Che, dicono, saranno reintegrati nella fabbrica per i cambi per le auto ibride, che tuttavia ne occuperà, al più, trecento.

Perché non si fa la gigafactory allora? Anche perché l’Unione Europea ha revocato lo stop al blocco di tutte le auto a benzina e diesel entro il 2035. E quindi, senza più obbligo di produrre veicoli elettrici, non c’era più tanto bisogno di batterie per auto elettriche.

La cosa buffa è che questo stop che ha bloccato l’investimento da 2 miliardi di Stellantis a Termoli, è stato voluto dalle destre europee, in testa quella italiana, proprio perché, si diceva, le auto elettriche avrebbero devastato il settore automobilistico italiano.

E la cosa ancora più buffa è che le destre dicevano questa cosa proprio perché le aziende automobilistiche europee, in primis Stellantis, a suo tempo non avevano creduto all’auto elettrica e si erano trovate spiazzate rispetto alle aziende americane e cinesi, che invece ci avevano investito, e tanto.

E siccome al buffo non c’è mai limite, quelle stesse aziende automobilistiche che nel frattempo avevano trasferito la loro sede legale in un paradiso fiscale – Stellantis ce l'ha in Olanda, dove si pagano molte meno tasse che in Italia – avevano continuato a chiedere soldi allo Stato.

In questo periodo di fulgore e lungimiranza, Fiat-FCA-Stellantis tra il 2000 e il 2024 ha incassato dal governo italiano circa 5 miliardi di aiuti e solo tra il 2021 e il 2024 ha staccato 2,7 miliardi di dividendi ai suoi azionisti e licenziato o prepensionato circa 10mila dipendenti.

Va detto, a onor del vero, che Stellantis ha annunciato per i prossimi anni importanti investimenti in Italia, pari a circa 6 miliardi – l'ha fatto John Elkann in persona, in audizione in Parlamento -, ma adesso bisogna capire che fine faranno, col bilancio lacrime e sangue che aspetta il gruppo. E va detto anche, sempre a onor del vero, che lo stesso governo italiano sta provando invano da anni ad attrarre qualche gigafactory automobilistica cinese in Italia, sinora senza alcun risultato.

Però, ecco, la prossima volta che vi dicono che i nemici dell’Italia sono i ragazzi che manifestano in piazza, magari per sensibilizzare sul cambiamento climatico, fatevi un favore: chiedetevi perché ve lo stanno dicendo.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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