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È il momento di aumentare gli stipendi, dice il governatore di Bankitalia Panetta

Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, ha detto che in questo momento un aumento degli stipendi è “fisiologico” per far recuperare potere d’acquisto alle famiglie, ed è molto basso il rischio che questo porti a un nuovo aumento dei prezzi. Anzi, aiuterebbe “i consumi e la ripresa dell’economia”.
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A cura di Luca Pons
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Ora che i prezzi rallentano e l'inflazione si sta abbassando, se le imprese alzano gli stipendi è improbabile che questa tornerà a crescere, quindi è un buon momento per farlo. Anzi, un aumento per recuperare il potere d'acquisto perduto è "fisiologico", e potrà "sostenere i consumi e la ripresa dell’economia". A dirlo è stato Fabio Panetta, governatore della Banca d'Italia, intervenuto al congresso degli operatori finanziari Assiom Forex. Secondo Panetta, i numeri mostrano che la situazione è molto cambiata rispetto a un anno fa, quando il suo predecessore Ignazio Visco sottolineava i rischi dell'adeguare i salari all'inflazione.

Perché è il momento giusto per alzare gli stipendi

Allora, il timore era quello della cosiddetta spirale salari-prezzi. Cioè, i prezzi aumentano e quindi le aziende aumentano gli stipendi, ma così devono nuovamente aumentare i prezzi, e così via, in un circolo negativo che rischia di far crescere moltissimo l'inflazione e pesare su chi ha redditi più bassi. Oggi, la possibilità che questo succeda è "esigua", secondo Panetta.

Al contrario, l'inflazione "sta rapidamente diminuendo": la previsione è che già quest'anno, in Italia, resterà sotto il 2%, che è considerato il livello ottimale. Così, in una situazione di "profitti delle imprese elevati", il fatto che ci sia un "recupero del potere d’acquisto dei salari dopo le perdite subite" è "fisiologico e potrà sostenere i consumi e la ripresa dell’economia". Un invito quindi ad aumentare gli stipendi, che in Italia sono praticamente fermi da decenni.

Il ragionamento è questo: l'inflazione aumenta quando aumentano i costi per le imprese. Tra i costi delle imprese c'è anche quello del lavoro (cioè gli stipendi), ma questo non è la cosa che incide di più. È molto più importante, ad esempio, il prezzo dell'energia, che lo scorso anno si è abbassato parecchio. Così nell'ultimo periodo i costi per le imprese hanno smesso di aumentare, e i rischi per l'inflazione sono ridotti. In più, visto che le famiglie tendono a fare meno acquisti è improbabile che le aziende decideranno di alzare i prezzi, anche se dovessero aumentare gli stipendi: rischierebbero di perdere troppi clienti. Perciò, se salgono i salari questo non avrà effetti sui prezzi, e anzi aiuterà tutti, sia le imprese che i consumatori.

Quando scenderanno i tassi d'interesse (e le rate dei mutui)

L'altro discorso fatto da Panetta è quello sui tassi d'interesse, quelli decisi dalla Banca centrale europea che influenzano anche le rate dei mutui in Italia. Al momento i tassi sono a livelli altissimi – e probabilmente questa è una delle cose che ha contribuito a far calare l'inflazione – ma "si sta rapidamente avvicinando il momento di un’inversione di rotta", secondo il governatore di Bankitalia, che prima di ricevere questa nomina faceva parte del board della Bce.

Cercare di prevedere quando esattamente la banca centrale dell'area euro taglierà i tassi d'interesse sarebbe "un esercizio sterile", meglio aspettare marzo, quando la Bce farà un quadro della situazione che darà "utili elementi per valutare le prossime azioni". Sicuramente, però, Panetta ha un'opinione su come sarebbe meglio procedere: "Se la politica monetaria tardasse troppo ad accompagnare la disinflazione in atto, potrebbero emergere rischi al ribasso per l’inflazione che contrasterebbero con la natura simmetrica dell’obiettivo stabilito dal consiglio della Bce".

Insomma, se si aspetta troppo poi si rischia di esagerare: non riportare l'inflazione a un livello ottimale, ma proprio farla sprofondare. Per questo, bisogna valutare "un taglio dei tassi tempestivo e graduale", invece di uno "tardivo e aggressivo".

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