Un documento di 16 pagine del 28 maggio 2013. Poi le polemiche. La banca d'affari statunitense Jp Morgan, denunciata a febbraio 2013 perché sarebbe stata corresponsabile della crisi dei mutui subprime nel 2008, ha diffuso qualche settimana fa un report molto contestato perché critica aspramente "i sistemi politici dei paesi europei del Sud e in particolare le loro Costituzioni", che presentano "caratteristiche inadatte a favorire l'integrazione".

Tra i punti più discussi, a pagina 12-13, gli analisti di Jp Morgan spiegano che: “Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica (…) Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”. Ancora: "I sistemi politici del Sud sono nati in seguito alle dittature e sono rimasti segnati da quella esperienza. Tendono a mostrare una forte influenza socialista, che riflette la forza politica che i partiti di sinistra hanno guadagnato dopo la sconfitta del fascismo. I sistemi politici nell'Europa meridionale hanno di solito le seguenti caratteristiche: leadership debole, stati centrali deboli rispetto alle regioni, la tutela costituzionale dei lavoratori (…) il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. (…) Vi è una crescente consapevolezza della portata di questo problema, sia nel centro che nella periferia dell'Europa". I diritti guadagnati e l'antifascismo rappresenterebbero, dunque, un problema per le riforme strutturali che la banca d'affari auspica. Ma è proprio così?

Secondo l'economista Emiliano Brancaccio, docente e ricercatore di Economia Politica presso l'Università del Sannio, il limite delle Costituzioni antifasciste per Jp Morgan esiste, eccome: "E' opinione di Jp Morgan e non solo – spiega ai microfoni di Fanpage.it –  ma anche di numerosi analisti ed economisti di orientamento liberista che una Costituzione e un assetto istituzionale che conferiscano al Parlamento poteri di indirizzo e di controllo, un primato rispetto al governo, siano paesi che non sono in grado di realizzare tagli alla spesa e ridimensionamento dello stato sociale necessari alla cosiddetta modernizzazione. E questo perché maggiore è il potere del Parlamento, più è difficile ridimensionare lo stato sociale. Un orientamento di segno opposto, invece, mira a redistribuire il reddito favorendo il profitto e le rendite, non certo a un ammodernamento del Paese". Brancaccio spiega meglio: "Storicamente, ogni volta che ci sono state riforme che hanno ridimensionato il potere del Parlamento,  non c'è mai stato ammodernamento o risanamento del Paese ma solo uno spostamento del reddito verso le rendite finanziarie e i profitti".

Siamo, fin qui, nel campo delle analisi. Ma ci sarebbe un altro motivo, più "pratico", che spinge Jp Morgan e altri a bocciare la Costituzione antifascista: "Nella Costituzione italiana e in quelle antifasciste – afferma Brancaccio –  ci sono norme che vincolano la tutela della proprietà privata, che può essere espropriata per fini di pubblica utilità. Le istituzioni finanziarie hanno spesso interesse a realizzare acquisizioni estere di capitali nazionali, e dunque hanno interesse a garantire che la proprietà del soggetto straniero che acquisisce sia tutelata". E allora, il nodo centrale è che con queste Costituzioni "il soggetto straniero che viene ad acquisire spesso a prezzi stracciati capitale nazionale di Paesi in difficoltà non è totalmente tutelato perché potrebbe essere espropriato". Dietro la parolina magica ‘modernizzazione', spesso pronunciata da Jp Morgan, c'è dunque "la tutela degli interessi di chi vuole venire a fare shopping a buon mercato in Italia e in altri paesi periferici dell'Unione europea".