Confindustria: “Distrutto il 15% del settore manifatturiero italiano”
Dopo il rapporto della Cgia – associazione degli artigiani e delle piccole imprese – che ieri ha rivelato come ci sia stato un significativo calo di nuove assunzioni nel 2013, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quantificandolo in oltre 50mila posti in meno, oggi il grido di allarme arriva dal Centro Studi di Confindustria. L'associazione di categoria degli industriali spiega come la crisi ha causato la "distruzione di una buona fetta del potenziale manifatturiero italiano", pari a circa il 15%. Le condizioni del settore sono "molto critiche, anche se il paese ha delle buone carte da giocare"
In particolare dall'autunno del 2007, quando iniziò la crisi economica, provocando la prima fase recessiva dell'economia nazionale, si sono registrati cali "del 40% negli autoveicoli" e "di almeno un quinto in 14 settori su 22" del settore manifatturiero. Per dare un'idea, in Germania il potenziale manifatturiero nel frattempo è salito del 2,2% "anche se con alta varianza settoriale. In condizioni analoghe a quelle italiane – spiega ancora l'analisi – versano le industrie francesi e spagnole".
Ma dalla fase dell'analisi si è arrivati anche a una proposta, per voce del vide presidente del Centro Studi di Confindustria Fulvio Conti, che ha elaborato le misure che "un governo responsabile dovrebbe tradurre tempestivamente in linee d'azione", garantendo che si tratta di una "missione per la quale il nuovo governo può contare sul sostegno degli industriali, e che richiede scelte coraggiose e una strategia di rilancio della crescita attraverso una solida politica industriale". I cinque punti chiave dovrebbero prendere il là dalla sburocratizzazione, passando al taglio dei costi per le imprese attraverso un fisco più leggero. Il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione è anch'esso di cruciale importanza, perché reimmetterebbe liquidità nel circuito economico. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, Confindustria propone un "patto generazionale", fatto di sgravi per i giovani, le donne e i lavoratori del Sud Italia. Per finire, tra le proposte c'è la detassazione degli investimenti in ricerca e innovazione, favorendo "gli investimenti pubblico-privati in infrastrutture materiali e non".