Censis: “Riprendono i consumi”. Ma non sappiamo progettare il nostro futuro

Una società in “letargo esistenziale collettivo”, che vive “giorno per giorno” e quindi non è più capace di progettare il futuro, né di produrre interpretazioni della realtà. Così che prevale una dinamica d’opinione messa in moto dai fatti d’attualità (specialmente la cronaca). Ma l’Italia è anche il Paese dove si registra un “rilancio del primato della politica” e uno “sviluppo fatto di capacità inventive, individuali e collettive”. E' questo il ritratto del Belpaese tracciato dal Censis nel suo 49esimo rapporto annuale. Siamo il Paese dove si è diffuso “il virus della disarticolazione dei pensieri” nel quale convivono interessi particolari, egoismo individuale, una solitudine “di cui si scorge traccia anche nell’ossessiva simbiosi dei giovani con il proprio telefono cellulare”. Aumentano le diseguaglianze, con un “crollo della coesione sociale e delle strutture intermedie di rappresentanza che l’hanno nel tempo garantita”.
Ma il Censis segnala però un "rilancio del primato della politica", anche grazie a "un generoso impegno a ridare slancio alla dinamica economica e sociale del Paese, con un folto insieme di riforme di quadro e di settore e la messa in campo di interventi tesi a incentivare la propensione imprenditoriale e il coinvolgimento collettivo rispetto al consolidamento della ripresa". C'è stata anche "la ricerca del consenso di opinione sulle politiche avviate, per innescare nella collettività una mobilitante tensione al cambiamento e una riscoperta di ottimismo".
Nonostante ciò, però si "fatica a fomentare nel corpo sociale una reazione chimica". Infatti, "l'elemento oggi più in crisi è la dialettica socio-politica: non si riesce a pensare un progetto generale di sviluppo del Paese". Ecco allora che "la cultura collettiva finisce per restare appunto prigioniera della cronaca, degli scandali, delle corruzioni, delle spinte contraddittorie per fronteggiarli". Un’indifferenza del dibattito socio-politico che però si traduce nella "capacità inventiva" in alcuni elementi che il Censis considera "vincenti": ovvero, " i giovani che vanno a lavorare all'estero o tentano la strada delle start up – si legge nel Rapporto -. Oppure le famiglie che accrescono il proprio patrimonio e lo mettono a reddito (con l'enorme incremento dei bed&breakfast), le imprese che investono nella green economy, i borghi turistici, la silenziosa integrazione degli stranieri nella nostra quotidianità, l'intreccio tra successo gastronomico e filiera alimentare".
Va pure detto che il risparmio è ancora l’ancora di salvataggio degli italiani, visto che l'anno scorso 3,1 milioni di famiglie hanno dovuto usare le risorse economiche messe da parte per fronteggiare le spese mensili. Riparte anche il mercato del mattone, come sembra segnalare il boom delle richieste di mutui (+94,3% a gennaio-ottobre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014), ma soprattutto, per la prima volta da quando è cominciata la crisi, la quota di famiglie italiane che nell’ultimo anno ha incrementato la propria capacità di spesa risulta superiore a quella delle famiglie che l’hanno ridotta (25% contro 21%). “Si tratta di un dato che segna una forte discontinuità con il recente passato” dice il rapporto. Nel frattempo il patrimonio finanziario degli italiani ammonta a più di 4mila miliardi di euro, vale a dire circa il doppio del debito pubblico. In tal senso, l’aumento tra giugno del 2011 e giugno del 2015 è di 401,5 miliardi (+6,2%).